Archivio sezione trevigiana

Considerando il secolo di vita del nostro sodalizio alpino – e come la sede sia miracolosamente sopravissuta all’impatto del bombardamento su Treviso del 7 aprile 1944 – non è difficile pensare a un Archivio Storico corposo e tendenzialmente completo.

Un patrimonio culturale dalla duplice valenza storiografica, che documenta non solo la microstoria della Sezione trevigiana del CAI, ma che fornisce pure un contributo alla macrostoria dell’alpinismo dolomitico. In tal senso, basti citare i primi libri dei Rifugi “Pradidali” e “Treviso” (al tempo “Pravitalihütte” e “Canalihütte”), che custodiscono le ottocentesche relazioni vergate dagli epigoni inglesi Phillimore e Raynor; oppure quelle dell’infaticabile alpinista sassone Oscar Schuster, per arrivare alle descrizioni dei “senza guida” viennesi Plaichinger e Hamburger condotte “im Herzen”, nel cuore (così Plaichinger titolerà nel 1914 la sua famosa monografia pubblicata sulle Zeitschrift) del gruppo delle Pale di San Martino.

Con lo scorrere del tempo (e dei volumi) possiamo pure ritrovare i suggestivi passaggi di Gervasutti e Boccalatte di ritorno dal Sass Maòr, o di Castiglioni e Detassis durante le loro solari estati di croda, ma anche di tante altre grandi personalità come Fritz Wiessner, Raffaele Carlesso, Hermann Buhl, Buzzati e Franceschini, Anglada e Guillarmon, Sorgato e Barbier oltre, naturalmente, alle generazioni di fortissime guide alpine che si sono susseguite nel tempo.

Nondimeno, nell’Archivio Storico è possibile trovare (con continuità, dai primi anni Venti) i verbali delle assemblee della Sezione, le corrispondenze con soci e alpinisti di prestigio; inoltre manoscritti, disegni, fotografie, dipinti, biglietti e libri di vetta di grande interesse storico… rivelando non solo una sorta di prezioso DNA culturale insito nella Sezione, ma anche un possibile viatico alpinistico per chi ricerca una frequentazione della Montagna non superficiale.

Oltre a ciò, sugli scaffali trovano posto ben quattro ponderosi fondi fotografici legati ai nomi di Giulio Vianello, noto patriarca dell’alpinismo trevigiano; Bepi Mazzotti, fin dagli anni Venti vero aedo della Montagna; Cino Boccazzi, tra i più navigati viaggiatori del Novecento; Renata Montalbetti, esperta fotografa che, per diletto, documentò la sua attività alpinistica (non solo dolomitica) svolta con la Sezione dal secondo dopoguerra agli anni Settanta.

Scopri i contributi:

Fondo Boccazzi
Il fondo “Cino Boccazzi”, recente acquisizione dell’Archivio Storico e donato dallo stesso Boccazzi in occasione della sua nomina a Socio Onorario del CAI Treviso, è composto da tre distinte sezioni:
1. Alpinismo
Fotografie inerenti ascensioni che coprono il periodo 1930-1967 relativamente alle Dolomiti di Sesto e ai gruppi Odle-Sella-Sassolungo, quest’ultime riferite alla Scuola Nazionale di Alpinismo Invernale “Emilio Comici” (1940-1941), fino alla spedizione del Club Alpino Accademico Italiano sulle montagne dell’Air (Niger).
2. Viaggi
Fotografie e diapositive inerenti i numerosi viaggi di Boccazzi compiuti tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta, principalmente in terra d’Africa e Oriente.
3. Documenti
Editoria, filmati (in 16 mm, in Super 8, in VHS, alcuni già in versione digitale), miscellanea di articoli e lettere (alcune in copia) dal 1930 a oggi.

Fondo Mazzotti
Il fondo “Giuseppe Mazzotti” è caratterizzato oltreché dalle copie in prima edizione di tutti i libri scritti dall’indimenticabile «Bepi» (quasi tutte con dedica alla sezione trevigiana e talune, con invio autografo, donate dalla figlia Anna), anche dalle rispettive traduzioni edite all’estero, da alcuni suoi articoli scritti per varie testate e risalenti agli Anni Trenta, dal manoscritto originale di “Grandi imprese sul Cervino” (Milano, 1934) nonché da un album fotografico donatogli da Guido Rey (invio autografo) ed atto ad illustrare il progetto editoriale “Guido Rey edito e inedito”, libro da ricondurre alla collana “Biblioteca alpina”, diretta dallo stesso Mazzotti per i tipi di Canova e rimasto purtroppo incompiuto. Alcune fotografie, tutte inerenti Cervino e Dolomiti, risalgono ai primi Anni Dieci del Novecento ed hanno illustrato “Alpinismo acrobatico” (Torino, 1914), riconosciuta opera di Guido Rey.
Alla citata dedica di Rey nel retrocopertina dell’album, segue quella di Mazzotti in omaggio alla sezione CAI di Treviso.

Fondo Montalbetti
Il fondo fotografico “Renata Montalbetti” rappresenta uno dei più cospicui lasciti legati all’Archivio Storico della sezione trevigiana.Tuttora conservati dal nostro socio Giuliano De Menech (Comitato Scientifico) ed in attesa di digitalizzazione, i tre grossi album fotografici testimoniano fedelmente uno spaccato di vita sociale che riflette in immagini di uomini e montagne gli Anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del Novecento.
Attimi fermati dall’obbiettivo fotografico della defunta Renata Montalbetti (m. 2007).

Fondo Vianello
Il fondo “Giulio Vianello”, legato ad una delle figure-chiave dell’alpinismo veneto dei primi anni del Novecento, rappresenta dal punto di vista storico la più importante delle donazioni conservate presso l’Archivio Storico.
Ottimo alpinista, fondatore della sezione trevigiana del CAI (gennaio 1909) nonché suo primo presidente (dal 1909 al 1949), il dottor Giulio Vianello (Treviso, 1874-1955) fu il riferimento alpinistico cittadino per personalità quali Giovanni Chiggiato, Antonio Berti e Arturo Andreoletti. Tra le sue tante esplorazioni alpinistiche, la più nota rimane quella, tra le Pale di San Martino, che collega l’alta Val d’Angheràz alla Val Canali tramite la forcella dell’Orsa e chiamata in suo onore Sentiero del Dottòr. A lui si devono inoltre le acquisizioni ed il riassetto, tra il 1922 e il 1924, dei rifugi “Pradidàli” e “Treviso”, autentiche perle per il viandante dolomitico che s’appresta ad inoltrarsi tra i più spettacolari scenari delle Pale di San Martino (di cui Vianello è da considerarsi tra i più importanti conoscitori e divulgatori).
Il fondo “Giulio Vianello” si compone di circa 250 fotografie in bianco/nero che coprono il periodo 1920-1950; una cinquantina di cartoline di tematica alpina quasi tutte viaggiate e risalenti al medesimo periodo; un album fotografico (con immagini dal 1910 ca.) di grandi dimensioni donato dalla famiglia Vianello alla sezione, oltrechè la sua prima tessera CAI e una miscellanea di disegni, appunti, documenti etc.
È custodita inoltre la documentazione relativa al centenario Rifugio “Biella alla Croda del Bèco” (l’imperiale “Egererhütte”) e al vecchio Rifugio “Antelao”, voluto e costruito negli anni Quaranta dall’inquieta e originale scrittrice Giovanna Zangrandi…
E ancora vi si possono ritrovare reperti dal grande potere evocativo, come la piccozza del consigliere della Sezione Angelo Coletti (che precipitò dalla Tofana di Ròzes nel 1923, dopo aver salito la “Dimai-Eötvös”), oppure i chiodi della cordata “Penzo-Torresan”, donati alla Sezione da quest’ultimo e usati dai due forti alpinisti veneziani per salire la misteriosa parete sud-ovest del Sass d’Ortiga nel 1945; o ancora il glorioso gagliardetto del Club Alpino trevigiano, inaugurato in quota nella primavera del 1925…
Si rintracciano pure le orme della cinquantennale Scuola d’alpinismo “Ettore Castiglioni” o dei vari gruppi rocciatori che, di generazione in generazione, si sono rincorsi a Treviso fin dal 1946 come le “Scarpe Ròte” negli anni Cinquanta, i “Rampeghini trevisani” negli anni Sessanta, il “Gruppo Rocciatori CAI Treviso” negli anni Settanta…
Montagne, corde e chiodi; nomi, date e piccozze… inconsapevolmente, carte consunte e ferri arrugginiti.

Mirco Gasparetto

 

Eventi realizzati

• Montagna Trevigiana
• Terre Alte
• Boccazzi 2006
• Concorso 2006
• Grappa, sistema unico 2008
• Memorie del Grappa 2008
• Ivo rabanser 2008