C.A.I. Treviso
 
L'Oltrechiusa in Cadore:Comunità Ladina
di Daniele Lucia Petito
Racconti e testimonianze per i 100 anni del C.A.I. di Treviso, in collaborazione con il Gazzettino

Articoli de Centenario
 
L'Oltrechiusa in Cadore : Comunità Ladina abitata fin dall'antichità

L'Oltrechiusa è quella parte dell'alto Cadore, percorsa dalla parte mediana del torrente Boite, affluente di destra della Piave, delimitata a sud dalla chiusa di Venas (sbarramento naturale poi fortificato che proteggeva da nord la parte centrale del Cadore) a settentrione dalla catena delle Rocchette che la separa dalla conca d' Ampezzo, a ovest dal solitario massiccio del monte Pelmo ad est dalla bastionata rocciosa che, dall'Antelao attraverso le propaggini della catena delle Marmarole (cima Scotter, cima Belprà), giunge sino alla croda Marcora del gruppo del Sorapìs.
Il territorio è suddiviso tra i comuni di Vodo di Cadore (paese natale del fondatore del Gazzettino: Talamini) Borca di Cadore e San Vito di Cadore. L'area oltrepassa i limiti geografici poiché include le proprietà regoliere in val di Zoldo (Vodo) di Staulanza (Borca) Fiorentina, Mondoàl e Giau (San Vito).

Fino a pochi decenni fa si pensava che tutta la zona non fosse stata abitata prima dell' anno 1000 d.C. ma nel 1987 nell'ampia conca pascoliva di Mondoàl, a quota 2150 slm, venne rinvenuto uno scheletro intatto di un cacciatore, dell'età della pietra, risalente a circa 7500 anni fa. In ambito scientifico fu una scoperta di portata mondiale, in quanto era la prima volta che, a quote così elevate, veniva rinvenuta una sepoltura di tale antichità, per non parlare del perfetto stato di conservazione dei reperti di origine organica in un sito mesolitico posto al di sopra dei 2000 metri. È da ricordare il contributo dato alla ricerche archeologiche nella zona dagli allevi del liceo Canova di Treviso.

Nell'autunno del 1999 nella stesa zona, a quota leggermente superiore, fu rinvenuta una lasta con una iscrizione in caratteri venetici ( II-III secolo a.C.) che la prof. Anna Marinetti dell'Università Cà Foscari di Venezia interpretò come un probabile patronimico kikanikos.

La lastra in pietra arenaria venne esposta, in prima assoluta, a Montebelluna nel dicembre 2001, presso il museo di storia naturale ed archeologica, nel corso della mostra AKEO. Veneti antichi. Alfabeti e documenti.Ed è notizia di questi giorni del rinvenimento nel fondo valle di San Vito di tracce di frequentazione risalenti presumibilmente al III- IV secolo d. C..

L'Oltrechiusa è parte del Cadore (il cui nome secondo l'illustre glottologo prof. Pellegrini è di derivazione celtica nel significato di roccaforte ). I venetici di queste zone dopo il 400 a.C. si erano mescolati con i Galli Carni ed intorno al al 100 a.C. erano passati a far parte del municipium di Julium Carnicum (l'attuale Zuglio Carnico). Il legame amministrativo con la Patria del Friuli si spezzò quasi 2 millenni più tardi con le riforme napoleoniche.(v'è da ricordare che nella nostra zona le truppe francesi si comportarono come le cavallette depredando tutto il depredabile dagli arredi sacri alle scarpe).

Il Cadore nel medioevo ,dopo la fine del dominio caminese, divenne nell'ambito del patriarcato di Aquileia un territorio autonomo dotato di un proprio parlamento e di proprie leggi: lo statuto del 1338 è un corpo di leggi completo e sistematico diviso in tre parti: la carta costituzionale del paese, il codice civile e penale, la raccolta di precetti religiosi e degli usi e costumi del popolo cadorino.

Statuto avanzatissimo per i tempi (tutti gli uomini erano uguali di fronte alla legge e non venivano riconosciuti nel territorio titoli nobiliari di sorta) rimase in funzione sino alla caduta della Repubblica veneta.Tipico della nostra zona è l' istituto regoliero ovvero la proprietà collettiva (condominium juris germanici, o a mani riunite) dei boschi e dei pascoli da parte delle famiglie originarie. La Regola, di istituzione remotissima, non rappresentava solamente un'associazione di proprietari ma anche un corpo legislativo: le sue leggi laudate da essi stessi avevano valore ed efficacia sul solo distretto e sui soli consorti della Regola: in Oltrechiusa il laudo di Festornigo risale al 1239. (l'archivio del Municipio di San Vito conserva ben 98 pergamene del 1200 , la più antica è del 1156, superiore a qualsiasi raccolta di quel periodo sia civile che ecclesiastica dell' Alto Adige).

Il proprietario, di ben recintata seconda casa nel fondovalle, tenga quindi presente che quando cammina per i boschi o per i sentieri di montagna , che possono sembrare di tutti, in realtà stà attraversando una proprietà privata e perciò ricordi di rispettarla adeguatamente.

Dagli anni sessanta il turismo, nato a metà del 1800 ad opera degli alpinisti tedeschi ed inglesi che per primi scalarono i nostri monti, favorito dall'eccezionalità dell'ambiente è andato incrementandosi assumendo un importantissimo ruolo nella nostra realtà ma provocando anche notevoli cambiamenti socio economici fra questi l'abbandono totale dell'agricoltura e dell'allevamento, che portarono alla alienazione di maggior parte del territorio di fondovalle ed ad una conseguente cementificazione dovuta alla sempre maggior richiesta di seconde case. La conseguenza è stata il passaggio da un'ecomomia imperniata sulla fornitura di servizi turistici ad una economia basata sulla vendita del territorio.

La consapevolezza che i valori in cui avevano creduto i nostri antenati stavano man mano scomparendo portò a partire dagli ultimi decenni del 1900 ad una svolta.

Le Regole, abolite dal solito Napoleone, iniziarono il lungo e faticoso iter per rientrare in possesso dei beni presi in gestione dai Comuni.

Seguendo il modello di vestiti sanvitesi della prima metà del 1800, conservati nel museo di Bolzano, venne istituito nel 1983 il Gruppo costumi storici.

Nel 1995 l'aumento della consapevolezza della propria identità portò alla costituzione dell'Unione Ladina d'Oltrechiusa, avente come scopo la tutela, il recupero e la valorizzazione di testimonianze storiche che legano la comunità al proprio territorio nonché lo sviluppo della ricerca storica e linguistica, la pubblicazione di studi e ricerche, la valorizzazione della lingua e della toponomastica.

E così ci siamo mossi in questi anni promuovendo mostre, pubblicazioni, conferenze di notevole spessore culturale e scientifico.

Quello fatto allora fu un vero e proprio atto di fede credendo nella possibilità di mantenere vivo il sapere dei nostri antenati e della nostra parlata da trasmettere ai nostri figli.

La legge nazionale 482/99 ha finalmente riconosciuto la nostra parlata come lingua minoritaria annullando in parte, teoricamente, il gap che avevamo con il vicino Trentino-Sud Tirolo per l'impiego del ladino nelle scuole e negli uffici pubblici.

Mi piace qui ricordare il notevole lavoro fatto dagli insegnanti dei plessi scolastici di Borca-Vodo e di San Vito con gli alunni delle elementari e delle medie per l'approccio alla cultura e tradizioni ladino-cadorine da parte di scolari autoctoni e non. Da parte nostra stiamo dedicando le nostre energie ai giovani, poiché essi sono il nostro futuro: il gruppo (traduco in italiano) I Ragazzi d' Oltrechiusa ladina sotto la guida della maestra Lucia Talamini attraverso il ballo tradizionale e le rappresentazioni teatrali stanno facendo conoscere ai nostri graditi ospiti la nostra realtà. I nostri impegni per il futuro prossimo sono la realizzazione di un vocabolario, a cura del prof. Enzo Croatto, del ladino nella variante d' Oltrechiusa, a cui una apposita commissione sta lavorando da 10 anni, che dovrebbe essere il compendio dello scibile ancora esistente della lingua e delle nostre tradizioni. Più ambizioso ma non impossibile, grazie anche alla collaborazione dell' Amministrazione comunale l'istituzione di un museo storico-archeologico in cui racchiudere tutte le testimonianze del nostro passato che man mano, grazie anche al nostro impegno, vanno raccogliendosi.

La questione ladina non è un modo per dividere la gente che abita questa valle è invece un modo per riconoscere la nostra storia millenaria, per dare più forza alla nostra cultura e fare in modo che la popolazione che qui abita possa meglio capire ed integrarsi nel nostro sistema di vita. Se vogliamo costruire qualche cosa per chi abita tutti i giorni nei paesi della nostra valle dobbiamo cercare più quello che ci unisce che quello che ci divide.

Sapere vuol dire capire, capire vuol dire riconoscersi, riconoscersi vuol dire rispettarsi.

A chi viene nei nostri luoghi l'augurio di comprendere che ,oltre che in luoghi ameni dal punto di vista ambientale e paesaggistico, sta vivendo anche in mezzo a della gente, che si confronta ogni giorno con la difficoltà di vivere in montagna , e che ha dovuto lottare per millenni con un ambiente difficile costruendo nel contempo una propria peculiare cultura.

Daniele Lucia Petito
Presidente dell'Union Ladina d'Oltrechiusa


tratto dal Gazzettino dell'undici ottobre 2008