C.A.I. Treviso
 
Una politica per la Montagna
di Adriano Rasi Caldogno
Racconti e testimonianze per i 100 anni del C.A.I. di Treviso, in collaborazione con il Gazzettino

Articoli del centenario
 
Una politica per la montagna coinvolgendo le amministrazioni per valorizzare il territorio

La montagna, nel Veneto , ha per secoli condiviso una realtà di povertà e di grave difficoltà che era comune a larga parte del territorio agricolo regionale. La forte emorragia emigratoria e una posizione di coda nello sviluppo sino agli anni sessanta testimoniavano senza dubbio una arretratezza profonda. La montagna, per questi aspetti, non si distingueva molto dalla pianura e non vi erano quindi politiche mirate. O meglio, vi era una politica di sfruttamento sistematico delle risorse idriche per produrre quell'oro bianco propulsore della crescita industriale del tempo, una fase che si chiude drammaticamente nel 1963 con la tragedia del Vajont . Nello stesso tempo si verifica una dinamica di sviluppo ben diversa tra la pianura e l'area montana, che resta ai margini della forte crescita degli anni sessanta.
Negli anni settanta la legge istitutiva delle Comunità montane, la 1102 del 1971, propone un obiettivo di riequilibrio economico e sociale, e ne ricorda le varie dimensioni circa la difesa del territorio, la nuova economia montana integrata, il riequilibrio per i servizi ai cittadini, la dimensione culturale e professionale. Si immagina quindi un nuovo strumento di governo dei territori montani e una politica di sviluppo che contiene i primi elementi di un approccio integrato. Sempre nel 1971 nascono le Regioni e la Regione del Veneto richiama nel suo Statuto la promozione della montagna. Nel 1983 viene approvato uno specifico Progetto montagna che disegna sia strumenti nuovi di partecipazione sia interventi che riguardano uno sviluppo complessivo della montagna veneta.

Tra gli altri, hanno rilievo le azioni che riguardano il turismo, l'agricoltura, le foreste e la zootecnia, l'energia. Gli effetti della realizzazione del progetto sono disomogenei: alcune parti hanno contribuito notevolmente allo sviluppo, altre si sono rapidamente arenate per la relativa modestia delle risorse a disposizione.

Naturalmente il tema delle politiche per la montagna non è solo prerogativa nazionale o veneta: è un ambito di crescente interesse a livello europeo e mondiale. Nel 1991 viene sottoscritto un trattato che costituisce una svolta importante nell'impostazione delle politiche per la nostra montagna: la convenzione delle alpi . Gli Stati contraenti assicurano una politica globale per la conservazione e la protezione delle Alpi utilizzando le risorse in maniera responsabile e durevole.

Le politiche di sviluppo economico debbono integrarsi con un nuovo concetto di sostenibilità dello sviluppo, di sintesi tra le politiche di crescita economica, necessarie per consentire la presenza di comunità nelle aree montuose alpine, e le esigenze di tutela e conservazione di un ambiente naturale fragile e delicato, sovente sacrificato a favore delle esigenze più generali di garantire i collegamenti stradali e ferroviari in un' area - l'arco alpino allargato tra il Rodano,la pianura padana e la Baviera che è il maggior motore economico d'Europa. La Convenzione delle Alpi entra in vigore nel 2000 per quanto riguarda l'Italia, mentre i protocolli attuativi, pur approvati, non sono stati ancora ratificati né dalla Svizzera né dall'Italia.

La montagna ha spazio anche nella Conferenza ONU di Rio de Janeiro del 1992, dove viene approvato l'ambizioso programma Agenda 21 per promuovere azioni di sviluppo compatibile e duraturo sia per l'ambiente che per le popolazioni.

La montagna riveste un ruolo significativo per la gestione di ecosistemi fragili e per promuovere forme di sviluppo sostenibile.Ai giorni nostri le tendenze che sembrano più rilevanti sono l' inserimento della montagna quale territorio destinatario di azioni mirate all'interno della politica di coesione europea prevista all'art. 158 del Trattato. I regolamenti sui fondi strutturali del 2006 ricordano la montagna quale area con handicap naturali permanenti, e viene sottolineato il concetto che i cittadini europei dovrebbero avere le stesse opportunità di servizi di base e di vita a prescindere dai luoghi dove essi abitino.

Questo riconoscimento introduce una priorità al finanziamento dei progetti nelle aree montane.

La montagna ora si è profondamente modificata: alcune aree hanno raggiunto una prosperità e una qualità della vita di buon livello mentre le valli marginali hanno accentuato i segnali di difficoltà e di spopolamento.E' necessario ricordare che non sono più o solo difficoltà di ordine economico che causano la crisi di questa parte della montagna, ma fattori collegati agli scarsi servizi urbani che rendono faticosa la vita in zone marginali, soprattutto per le giovani generazioni.

Il Programma Regionale di Sviluppo, approvato nel 2007, propone per la montagna la valorizzazione di un territorio puntando su molti elementi di vitalità ancora presenti, che possono essere sostenuti e divenire elementi di sviluppo autonomo.Infine, la recentissima proposta di Piano territoriale regionale di coordinamento, il piano dei piani per quanto riguarda il territorio, richiama questa visione di più montagne anziché parlare di una montagna, proponendo una valorizzazione degli elementi caratteristici di ciascuna area e limitando l'ulteriore consumo di territorio e attribuendo maggiore responsabilità alle collettività locali.

Adriano Rasi Caldogno,
Segretario Generale Regione Veneto


tratto dal Gazzettino del quindici ottobre 2008