C.A.I. Treviso
 
Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi
di Guido De Zordo
Racconti e testimonianze per i 100 anni del C.A.I. di Treviso, in collaborazione con il Gazzettino

Articoli de Centenario
 
Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi : il sogno dei padri fondatori è diventato realtà

Ci sono parole che hanno uno straordinario potere: basta pronunciarle per suscitare immediate reazioni in chi ci ascolta. Parco è una di queste, se poi è seguita da Nazionale la capacità di scatenare emozioni positive o palese avversione raddoppia.

All'idea di Parco Nazionale sono infatti associate svariate aspettative, spesso contrastanti tra loro. Nella maggior parte dei casi, però, la parola evoca aspetti normativi e vincolistici. Sono ancora troppo poche le persone che riescono a vedere oltre, a capire che un Parco Nazionale non è solo un territorio sottoposto a regole, ma è una scommessa sul futuro, un'opportunità di sviluppo davvero sostenibile per aree marginali, un laboratorio per l'innovazione, un serbatoio di biodiversità insostituibile, un luogo privilegiato per l'educazione e la ricerca scientifica e molte altre cose ancora.

Per fortuna esistono uomini dalla vista lunga, come quelli che iniziarono, oltre quarant'anni fa, la battaglia per istituire il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi .

Molti tra loro erano appassionati alpinisti e facevano parte del CAI . Citando in ordine sparso, senza la pretesa di fare un elenco completo e dimenticando certamente qualcuno, ricordiamo Piero Rossi, Giovanni Angelini, Virginio Rotelli, Franceso Caldart, Alessandro Merli.

I padri fondatori avevano capito, molti anni prima della nascita della legge quadro sulle aree naturali protette (la 394 del 1991), che un Parco non è solo uno strumento per conservare le risorse naturali e il paesaggio, ma anche un'opportunità per le popolazioni locali.

Come scriveva Piero Rossi nel 1976 la battaglia per il Parco è una battaglia di cultura ed un contributo per salvare l'identità culturale, cioè l'anima, della nostra terra e della nostra gente, come necessaria premessa alla sua difesa, anche sul piano sociale e economico.

Come tutte le battaglie culturali, anche questa è stata lunga e difficile e ha due date di conclusione: il 20 aprile 1990, quando il Ministro dell'Ambiente ha stabilito i confini del Parco, e il 12 luglio 1993, quando il Presidente della Repubblica (all'epoca Scalfaro ) firma il decreto di istituzione dell'Ente Parco: l'organismo che amministra i 32.000 ettari di area protetta.

In questi quindici anni il Parco (che occupa un'area compresa tra il torrente Cismon a ovest , la vallata del Piave a sud e ad est, Forno di Zoldo e la conca agordina a nord) ha completato numerosissime attività, cercherò di tratteggiarne un quadro sintetico.

Il Parco si è dotato degli strumenti di pianificazione previsti dalla legge (Piano del Parco e il Piano Pluriennale Economico e Sociale), questo ha permesso di seguire una rotta precisa, realizzando interventi coordinati tra loro e con obiettivi definiti.

Per favorire la fruizione turistica sono stati sistemati i rifugi alpini CAI , approntati quasi 200 chilometri di itinerari, realizzati due centri visitatori (oltre ad un terzo, di prossima inaugurazione), una foresteria, un centro per il volontariato e numerose aree pic nic.

Per mantenere le attività agricole tradizionali sono state ristrutturate cinque malghe, con un investimento di oltre due milioni di euro.

Molte attività umane oggi, in montagna, non esistono più. Per non perderne la memoria il Parco ha trasformato vecchie casere in bivacchi per escursionisti e recuperato, con altre amministrazioni, il centro minerario di Valle Imperina: uno dei siti di archeologia industriale più importanti delle Alpi.

Valorizzare il passato però non basta, bisogna guardare al futuro. Il progetto parco fossil free ha dotato tutti gli edifici all'interno del Parco di fonti energetiche rinnovabili e reso l'area protetta una grande vetrina tecnologica. L'innovazione ha bisogno della ricerca: grazie a quasi 150 progetti di studio scientifico le conoscenze sulla biodiversità del Parco sono tra le più approfondite d'Italia e sono state divulgate grazie alla pubblicazione di numerosi volumi.

Il Parco deve essere un'opportunità di sviluppo: con il progetto Carta qualità viene concesso il logo del Parco ai prodotti agrolimentari ed artigianali locali e alle strutture turistiche che rispettano l'ambiente.In questo modo si è creata una rete di oltre 200 aziende, che condividono le finalità del Parco e che il Parco promuove attraverso il suo sito internet, fiere locali e nazionali, eventi come la festa d'estate che attira ogni anno migliaia di turisti.

Nell'ambito di una tesi di laurea sono stati intervistati molti residenti nei 15 Comuni del Parco: il 79% ha dichiarato che il Parco ha portato vantaggi al territorio e il 66% ritiene che abitare in un Comune del Parco sia un'opportunità.

La strada da fare è ancora lunga, ma due cose, dopo 15 anni, sono assodate: i parchi nazionali servono, i parchi nazionali funzionano; ripartiamo da qui.

Guido De Zordo,
Presidente Parco Nazionale
Dolomiti Bellunesi


tratto dal Gazzettino del ventidue ottobre 2008