C.A.I. Treviso
 
La montagna ispira la musica classica
di Paolo Troncon
Racconti e testimonianze per i 100 anni del C.A.I. di Treviso, in collaborazione con il Gazzettino

Articoli del centenario
 
La musica classica ha un debito con la montagna quale fonte di ispirazione

Musica, signora delle cime.
La simbologia della montagna luogo sacro di unione tra terra e cielo, sede naturale di divinità e di spiriti è profondamente radicata in molte tradizioni culturali europee ed extraeuropee, Queste culture associano alla montagna concetti spiritualizzanti quali stabilità, elevazione, centro, ma anche la considerano capace di evocare le nostre più ancestrali paure, rappresentare gli abissi dello spirito. La montagna è quindi un luogo fisico e metaforico estremamente stimolante e frequentato dagli artisti, ivi compresi i musicisti che nella storia si sono spesso nutriti, nel creare le proprie composizioni, delle emozioni e delle sensazioni che solo la natura sa donare. Nella biografia di certi musicisti, inoltre, la montagna ha avuto anche un ruolo decisivo per l'ispirazione creativa: Richard Strauss, Gustav Mahler, per esempio, sono stati grandi compositori per i quali la montagna ha rappresentato una musa eccezionale.

Il debito che la storia della musica classica deve alla montagna va quindi sicuramente ben oltre le poche opere espressamente dedicate ai monti, come per esempio: Una notte sul Monte Calvo (1868) di Modest Musorgskij, brano in cui la montagna rappresenta il luogo dove gli spiriti maligni si incontrano per adorare il diavolo; la Sinfonia su un canto di montagna, op. 25 (1886) o il trittico Jour d'été à la Montagne (1905) di Vincent D'Indy, quest'ultimo un esempio di musica a programma dove il paesaggio naturalistico (dei monti francesi dell'Ardèche) viene variamente descritto attraverso numerosi temi; la celebre Sinfonia delle Alpi, op. 64 (1915) di Richard Strauss, grandiosa anche per l'imponente componente orchestrale utilizzata, che dipinge le impressioni ricevute dall'autore in una giovanile escursione giornaliera sulle alpi bavaresi.

La montagna ha spesso ambientato, descritto, generato, ispirato, l'intera composizione o parti di essa. Solo qualche esempio: il Freischtz di Carl Maria von Weber (capolavoro del Romanticismo, interamente ambientato e immerso in un villaggio montano boemo, con la celebre scena nella gola del lupo), il ciclo di lieder Die Schöne Mllerin di Franz Schubert (con il ruscelletto, impersonificato nell'accompagnamento pianistico fluente), i Ländler presenti in molte Sinfonie di Gustav Mahler (richiamanti ambienti alpestri), ecc. Lo stesso Mahler, per richiamare le sonorità tipiche degli ambienti montani, arriva addirittura ad usare all'interno dell'orchestra sinfonica i campanacci delle mucche.I canti di guerra ispirati alla montagna nell'ambito della tradizione musicale popolare ancora molto presenti nei repertori corali hanno avuto un ruolo fondamentale anche nel cementare la memoria collettiva nei confronti delle drammatiche vicende umane vissute dai nostri avi, vicende che hanno visto la montagna diventare teatro di immani tragedie umane, quali soprattutto quelle avvenute durante la prima guerra mondiale. Grazie a questi canti, spesso ingenui ma forse proprio per questo vividamente efficaci, oggi possiamo provare sensazioni ed emozioni che anche i nostri padri e i nostri nonni hanno allora vissuto.Ma tra montagna e musica c'è inoltre una più sottile, interiore relazione. La montagna ben rappresenta ciò che il grande filosofo Immanuel Kant, ai tempi dello scoppio della rivoluzione francese, identificava nei due volti del sublime, quello matematico che nasce dalla contemplazione della natura immobile, atemporale, dove l'uomo, non la natura, è parte attiva attraverso la propria ragione e morale, e quello derivato dalla forza della natura, ove l'uomo è drammaticamente succube, concezione quest'ultima che ha ispirato intere generazioni di artisti e poeti romantici. La dimensione spirituale, per Kant, nasce attraverso la contemplazione dello spettacolo naturale dove la mente prende coscienza del proprio limite razionale e riconosce la possibilità di una dimensione sovrasensibile. Una cosa simile avviene pure nell'atto creativo di una composizione e nel processo della sua ricezione-fruizione: una partitura musicale, infatti, assomiglia molto ad una architettura, un pensiero matematico, un atto che però sfugge, una volta generato, allo stesso suo artefice, attraverso gli infiniti modi in cui la musica nasce e muore in ogni sua esecuzione e gli infiniti modi in cui essa può venire interpretata e recepita. Nel fruire la musica, quindi, l'ascoltatore percependo le sue interiori strutture (anche inconsapevolmente), e allo stesso tempo smarrendosi di fronte ad essa, proietta se stesso in una dimensione spirituale, metaforicamente oltre le cime: sublime è così la musica, come sublime è la montagna!

Paolo Troncon,
Direttore Conservatorio Musicale Vicenza



tratto dal Gazzettino dell'otto novembre 2008