I disegni strategici per la Montagna devono diventare sintesi di un futuro sostenibile
Nel vorticoso sviluppo del Nord Est di questi ultimi decenni, la montagna è quella che ha vissuto in modo più sensibile di altre parti del territorio le maggiori contraddizioni della crescita. Da un lato le sprovvedute ed inopportune politiche agricole degli anni 80 (Piano
Mansholt) hanno portato ad abbandonare l'agricoltura marginale favorendo l'abbandono di territori un tempo produttivi e lo spopolamento di intere vallate ; dall'altro proprio la povertà dell'agricoltura ha favorito il nascere di attività produttive legate alla meccanica ed al legno che hanno portato ad una specializzazione produttiva di alto livello, ma anche fonte di instabilità.
Per altro verso ancora la forte crescita della domanda turistica ha consentito la valorizzazione e lo sviluppo delle aree più turisticamente vocate spesso a spese di quelle meno dotate.In questo contesto di forze contrastanti e contrapposte l'aspetto più preoccupante è quello demografico. L'invecchiamento della popolazione, la caduta della natalità, la scarsa partecipazione al lavoro delle donne, uniti ad una non adeguata formazione di capitale umano, costituiscono il nodo principale di una nuova politica per la montagna che a tutti i livelli, europeo, nazionale e regionale, occorrerà porre in atto.
Tradizionalmente la montagna assieme all'area polesana erano considerate nella programmazione veneta come aree marginali che necessitavano di particolari politiche di sostegno nella convinzione, allora diffusa, che lo sviluppo dell'area forte veneta avrebbe prima o poi trainato queste aree a crescita più lenta. In realtà, già con la programmazione degli anni '80 e '90 ci si è resi conto che questa concezione dello sviluppo non consentiva un'armonica crescita dell'intera Regione. Con una maggiore attenzione che con questi piani, anche merito di chi scrive, si volle dare alla politica dei fattori e ad una visione policentrica e reticolare del Veneto, si passò ad una politica di sostegno e di creazione di pari opportunità per tutto il territorio, e quindi anche per quello montano, facendo leva sulle nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione. Chiaramente questa impostazione che potremo definire di città metropolitana veneta non si scontra, ma anzi valorizza al meglio le potenzialità dell'area centrale veneta che certamente ha le maggiori responsabilità dello sviluppo.Questa visione che si ritiene ancora valida, impone altresì di valorizzare al massimo le interdipendenze tra i diversi settori con il vincolo del rispetto ambientale. Agricoltura, artigianato, industria agro-alimentare, turismo, dovrebbero formare una filiera in cui i diversi ambiti della montagna trovino una loro collocazione e valorizzazione in un ottica di sviluppo sostenibile.
Oggi tuttavia, i progetti ed i disegni strategici per la montagna acquistano un nuovo e profondo connotato che riguarda soprattutto i problemi di governance. Assistiamo, infatti, sempre più alla presenza di profonde asimmetrie nell'utilizzazione e nella gestione delle risorse montane, così vi è una specie di asimmetria di interessi tra chi vive nella metropoli e vede nella montagna un polmone da usare come pura risorsa naturale e chi vive nella montagna e vuole migliorare la propria qualità della vita introducendo maggiormente l'effetto città.Non solo, ma a questa asimmetria se ne aggiungono altre: quelle per esempio circa la fonte di una delle risorse più preziose nel futuro, ovvero l'acqua. La montagna costituisce il più grande bacino idrografico da cui proviene questo flusso i ricchezza finora sottovalutato, ma che diventerà sempre più prezioso nel futuro. Ebbene, di fronte a questo squilibrato bilancio virtuale tra vantaggi che la montagna offre e i costi che essa comporta, vi è una pesante asimmetria di poteri in termini politici, economici e culturali.
Così il peso in termini di consensi che la pianura possiede è preponderante rispetto a quello della montagna, per cui di fatto si assite ad una pericolosa dissociazione tra chi possiede e chi gestisce queste importanti risorse. Alle istituzioni ed alla politica, ma direi anche a tutta la classe dirigente, il non facile compito di fare sintesi tra istanze diverse onde progettare un futuro sostenibile e condiviso per quest'area strategica, non solo del Veneto, ma dell'Europa.
Ferruccio Bresolin,
Docente Economia politica Ca' Foscari Venezia
tratto dal Gazzettino del diciannove novembre 2008