C.A.I. Treviso
 
L'incredibile vita in Altopiano d'Asiago
di Sergio Bonato
Racconti e testimonianze per i 100 anni del C.A.I. di Treviso, in collaborazione con il Gazzettino

Articoli del centenario
 
L'incredibile vita in Altopiano : un miscuglio di storia e razze da conoscere


L'altopiano è una montagna particolare, dove non si sa dove finisce la natura e dove inizia la storia: dove finisce una millenaria evoluzione geologica, morfologica, biologica e dove iniziano le impronte, i segni, le tracce della presenza e del lavoro dell'uomo. L'altopiano, forse come tutte le regioni del mondo, richiede attenzione, riflessione, sguardi e ascolti particolari, per entrare nei suoi rimi vitali, nel suo respiro profondo che porta una persona e una comunità a sentirsi appartenere a una vita immensa.
Mario Rigoni Stern è stato un interprete di questa vita, quando ha scritto in una delle sue ultime opere: un mattino di primavera sentivi un brivido percorrere le membra Era un attimo di felicità. Ma da dove arrivava questo intenso sentimento? Da quale remotissima mattina del mondo? Era bello quel giorno. Era bella tutta la terra, era buona la gente. Ma la felicità ha una breve durata, come le fioriture delle rose, delle margherite in primavera. Essa si trasforma in melanconia nella stagione autunnale, quando: sotto un larice all'asciutto, cerchi anche tu un luogo dove accucciarti per meditare sulle stagioni della tua vita e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano preghiera di ringraziamento per la vita che hai avuto e per i doni che la natura ti elargisce.

Anche il turismo può trovare nuove possibilità in queste dimensioni. Da un andare frenetico e distratto, da un consumismo egoistico e mortificante, a un soffermarsi per scoprire la realtà, la vita, attorno a noi e dentro di noi, nei loro aspetti antichi e nuovi, spesso imprevedibili, aspetti i più diversi e i più differenti. Come allo sguardo di Patrizio Rigoni, che così scriveva nella sua appassionata ricerca naturalistica: La vita quassù ha dell'incredibile sia riguardo alle piante che agli animali: un pizzico di terra in una fenditura della roccia permette la crescita a fiori mirabili, una pietra diventa riparo e dimora di vari insetti, un albero stentato e contorto diventa l'asilo di un nido

La vita quassù ha dell'incredibile anche nelle tracce di storia remota o recente, come nelle incisioni rupestri, in qualche insediamento preistorico, negli innumerevoli nomi di luoghi che provengono da una antica lingua germanica ancora viva in qualche contrada, nei resti di una guerra mondiale con la sua apocalisse di distruzione e di morte Quassù hanno combattuto grandi scrittori italiani come Gabriele D'Annunzio, Emilio Lussu, Carlo Emilio Gadda, Gianni Stuparich, Camillo Sbarbaro lasciando memorie significative non solo sulla esperienza di guerra. D'Annunzio ha scritto: Il monte Interrotto tutto selvoso. La caserma turrita, il forte Verena, smantellato. Tutti i fiori di colchici chiusi, ritti, violetti. I prati limitati da lastroni grigi e rossastri. Le mammelle del terreno verdi, rigate di strade bianche. Emilio Lussu così descrive i profughi lungo la sua salita sull'altopiano. La popolazione dei Sette Comuni si riversava sulla pianura, alla rinfusa, trascinando sui carri a buoi e sui muli, vecchi, donne e bambini, e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abbandonate al nemico I contadini allontanati dalla loro terra, erano come naufraghi. Nessuno piangeva, ma i loro occhi guardavano assenti. Era il convoglio del dolore. I carri, lenti, sembravano un accompagnamento funebre. E nel Giornale di Guerra e di Prigionia di Gadda, si può leggere: Era il tramonto, che, in fila indiana, con rapidi balzi, discesero nella divelta selva, lungo il vallone di Magnaboschi. Un odore funebre era dovunque e cose atroci: la fucileria crepitava secca, dallo Zovetto: esplosioni avvenivano a destra verso il Lemerle Aspidi invisibili passavano sibilando dovunque, con un battito secco dentro la terra ed i tronchi, o rimbalzando sopra la roccia e perdendosi con una lunga nota di chitarra.

La vita quassù ha dell'incredibile anche nei sentimenti della gente, come in quelli di Marlena Rigoni Stern di Asiago, portata dalla vita a girare per il mondo, che ricorda il suo paese di un tempo, dove i vecchi vestono velluto frusto come il volto e il corpo, dove le donne fanno bollire panni e cenere in cambio di un po' di stima, e lavano in ginocchio pavimenti di legno, e i bambini lì cresce la strada e il cielo, i prati e il bosco, e gli amici valgono più della casa, della moglie, del cibo, gli amici valgono più di tutto.

L'altopiano è una montagna davvero particolare, perché può essere scoperta e vissuta come terra di incontro e di amicizia, anche tra persone che vengono da storie diverse, con interessi diversi, con culture diverse, in questo giro di monti che si rincorrono, talvolta si scontrano, per tornare ad abbracciarsi in un orizzonte fraterno. Nelle geografie del mondo, nessun territorio è stato connotato con una denominazione di antica federazione durata oltre 600 anni, con una denominazione di forte fratellanza, come questi Sette Antichi Comuni Fratelli Cari, Siben Alte Komoine Brudere Libe.

Sergio Bonato,
Presidente Istituto di cultura Cimbra




tratto dal Gazzettino del ventitrè novembre 2008