C.A.I. Treviso
 
Vie alpine al tempo dei romani nel nordest
di Vittorio Galliazzo
Racconti e testimonianze per i 100 anni del C.A.I. di Treviso, in collaborazione con il Gazzettino

centenario
 
Vie alpine al tempo dei romani nel nordest

La civiltà di un popolo si riconosce dall'efficienza e dalla distribuzione delle strade. Una Stato infatti da sempre si costruisce, si organizza e si amministra attraverso un'efficiente rete stradale. E Roma, padrona del più vasto e duraturo impero di tutti i tempi, era ben consapevole di tale necessità. Per questo le sue guerre di conquista di territori sempre più ampi finivano in ultima istanza per essere guerre di costruzione, in cui il tracciato, o meglio, la messa in opera definitiva di arterie stradali con tutti gli artefatti di servizio che le accompagnavano (stazioni, luoghi di sosta, alberghi, stalle, magazzini, centri di servizio e di controllo) finiva per assumere funzioni non solo militari, ma anche (e soprattutto) commerciali, culturali, amministrative, paesaggistiche e, più in generale, civili nel più ampio significato.

In poche parole una strada era non solo un luogo di transito da un sito ad un altro, ma anche un'arteria di coordinamento territoriale e amministrativo, che coinvolgeva le più significative attività dell'area interessata, condizionandone gli aspetti esistenti e i futuri sviluppi sotto il profilo civile, storico e artistico.

Per questo le vie romane, in generale, e quelle attraverso le Alpi in particolare hanno condizionato l'assetto delle regioni prealpine e alpine, anche e soprattutto per le loro caratteristiche strutturali e urbanistico-territoriali. Esse infatti, per mantenere lungo tutto il corso dell'anno la loro praticabilità ed efficienza, mostrano di elevarsi quasi sempre sul piano di campagna circostante servendosi di terrapieni, sopraelevazioni, muri di sostegno; corrono, se possibile, nelle vicinanze dei grandi fiumi navigabili (le autostrade dell'antichità) in posizione sopraelevata e sicura (evitando pertanto l'argine più esposto alle tracimazioni delle acque fluviali) allo scopo di scambiare con il traffico fluviale vari e reciproci servizi di trasporto; nelle vallate tendono a procedere non nel fondovalle talora acquitrinoso o paludoso, ma in posizione lievemente sopraelevata ai piedi dei rilievi montani; evitano, per quanto possono, le pendenze eccessive e i luoghi franosi, nonché i luoghi troppo ventosi e turbolenti, soprattutto se esposti alle nevi e ai ghiacci, eterni nemici del traffico.Esempi di questa maniera di procedere possono essere individuati con grande aderenza in percorsi stradali romani, pressoché sicuramente individuati, che superano sia l'arco alpino occidentale e centrale, sia i rilievi alpini nord-orientali delle Venezie.Ad Ovest e a Nord abbiamo così chiari esempi nell'importante via Iulia Augusta sulla costa ligure per Ventimiglia e il confine gallico-francese, nella via da Torino per la Val di Susa e il Colle del Monginevro, nella via che da Milano per Ivrea raggiungeva Aosta per poi diramarsi verso il Grande e il Piccolo San Bernardo, tutte strade a carattere internazionale, messe in opera dall'imperatore Augusto, al fine di superare in vari punti il muro delle Alpi e di consolidare la loro conquista da poco avvenuta, e allo scopo di estendere con agilità e sicurezza il dominio romano fino all'alto corso del Reno e del Danubio.

Nel medesimo contesto strategico e territoriale devono essere lette le vicende costruttive, di percorso e di coordinamento urbano fra Italia nord-orientale e il Danubio messe in atto da varie vie romane che si irradiavano da Aquileia e Concordia toccando poi il Norico e la Pannonia (rispettivamente l'Austria centro-orientale, la Slovenia e l'Ungheria), per non parlare della strada transalpina più famosa, cioè della via Claudia Augusta.Quest'ultima importante via alpina era stata tracciata (probabilmente utilizzando in parte precedenti percorsi locali) da Druso Maggiore su mandato di Augusto intorno al 15 a.C. nel corso della campagna militare per la conquista della Rezia e della Vindelicia (corrispondenti quasi all'odierno Trentino-Alto Adige, Tirolo austriaco, Baviera meridionale), ma poi venne costruita più tardi con modalità e infrastrutture regolamentari e definitive dal figlio, l'imperatore Claudio, negli anni 46-47 d.C., come informano ben due iscrizioni incise su altrettanti miliari onorari rinvenuti a Cesiomaggiore (presso Feltre) e a Rablà (presso Merano).

Da queste iscrizioni la via Claudia Augusta viene chiaramente individuata sia nella denominazione, sia nei committenti (Druso, Claudio), sia nella circostanza che Druso aveva per primo spalancato le porte delle Alpi in questo settore alpino, sia nel fatto che il figlio, l'imperatore Claudio, aveva costruito la strada secondo la normativa vigente , sia nel capolinea d'arrivo della via, cioè il fiume Danubio (e non Augsburg, cioè Augusta Vindelicum, come spesso si va dicendo), sia infine nell'ammontare delle miglia complessive del tracciato (350, cioè chilometri 518 circa), mentre differente è invece il capolinea di partenza in Italia settentrionale, e più precisamente Altino presso Venezia per l'iscrizione di Cesiomaggiore, o il fiume Po per quella di Rablà.

Alla luce degli studi più recenti sembra comunque che il tracciato preferenziale della via fosse quello che da Altino andava al Danubio, passando per Feltre, e Trento. Qui si congiungeva con la cosiddetta via Claudia Augusta Padana che da Ostiglia sul Po raggiungeva Verona entrando subito nella Valle dell'Adige. Da questo punto in poi la via proseguiva unitariamente per Bolzano, Merano, Passo Resia e quindi (in Austria) per Nauders, Tösens, Lermoos, per toccare infine Fssen e Augsburg in Baviera.

Strada transalpina e internazionale per eccellenza, la via Claudia Augusta mostra di essere una arteria stradale, che attualmente unisce ben tre entità statali (Italia, Austria, Germania), sottolineandone lo stretto legame e l'alta valenza territoriale, civile, culturale, economica e turistica. Con tale via e con la sua successiva diramazione per la Valle dell'Isarco e il Brennero la Pianura Padana orientale e l'Alto Adriatico (e nominatamente Altino, città progenitrice di Venezia) venivano strettamente messi a contatto con i territori del Danubio, un fiume simbolo del germanesimo e del collegamento fra terre e popoli diversi, vera anima alle radici dell'Europa.

Vittorio Galliazzo
Docente Archeologia Ca' Foscari Venezia


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