Un itinerario geologico dal trevigiano al bellunese
Dalle mura della città di Treviso, si vede un lontano profilo di monti azzurri: le Prealpi venete, dal Grappa al Cansiglio. Così Bepi Mazzotti comincia, con una prima immagine del paesaggio della Marca trevigiana, il suo viaggio attraverso la storia e le testimonianze delle comunità che vi abitarono.
E' con questo profilo di monti azzurri che inizia questo itinerario geologico . Treviso, città di acque, sorge nella pianura circa a metà strada tra i monti e il mare; qui i primi lembi argillosi portano in superficie la falda freatica che si muove nelle bancate ghiaioso-sabbiose permeabili, dando forma a polle profonde, con ricche risalite come si può facilmente constatare alle sorgenti del Sile. Per questa sua collocazione la città è stata considerata dai topografi come fulcro, stabile, dell'asse rilievi montuosi-coste marine. Per i quali la tendenza evolutiva, con tempi geologici lentissimi, è da una parte verso un innalzamento (orogenesi) e dall'altra ad un abbassamento (subsidenza).Considerato che le maggiori preoccupazioni provengono dal secondo fenomeno, la subsidenza, le livellazioni topografiche di alta precisione vengono effettuate periodicamente per il controllo delle aree costiere, con particolare riguardo alla città di Venezia. Il caposaldo dell'Istituto Geografico Militare Italiano, storico di partenza e denominato ex Caffè Mazzini, si trova di fronte alla Porta San Tomaso ed è collocato alla base di una colonna con infissa la borchia dell'Igmi. Uscendo dalle mura di Treviso si punta verso il profilo caratteristico del Montello originato dalle più recenti (geologicamente) spinte compressive dell'orogenesi alpina che hanno conformato gli originari strati rocciosi a cupola. Le grossolane e antiche bancate conglomeratiche (depositi di ghiaia di antiche conoidi, cementati) risultano interessate da profondi fenomeni di dissoluzione (carsismo). L'idrografia superficiale è pressoché assente, la superficie del terreno è molto irregolare, con profonde depressioni chiuse (doline) e inghiottitoi; le acque meteoriche vengono convogliate verso punti di drenaggio sotterraneo e, attraversando cavità e grotte, vengono in superficie alla base del Montello prendendo caratteristici nomi locali: Bus del Tavaran, Bus delle Fratte.
Ma nelle sue viscere profonde, dove rocce ancora più antiche permeabili e impermeabili si alternano, il Montello è diventato anche una trappola geologica, chiusa da tutte le parti, permettendo l'accumulo di metano. La struttura anticlinale (costituita da strati rocciosi piegati a forma di arco) prosegue verso est , seppure interrotta da faglie trasversali (cioè da fratture della roccia con movimento relativo tra le parti a contatto), ed è stata interessata da trivellazioni profonde, oltre il migliaio di metri, con estrazioni di gas metano (il riferimento è algiacimento di Collalto esaurito ed utilizzato per lo stoccaggio). Ora, in direzione nord est-sud ovest si affaccia un'area collinare con morfologia irregolare, che va dalla stretta di Quero a Vittorio Veneto e poco più in là. Qui il paesaggio caratteristico è quello dei filari di vigne che contornano con linee di egual quota le dorsali e le vallecole, dando forma al rilievo. Ma in visione aerofotografica si esaltano degli allineamenti di dorsali che segnano la topografia. E' l'azione degli agenti atmosferici che insieme all'attività tettonica (cioè a spinte compressive che hanno innalzato e piegato le rocce) ha dato origine a questa geomorfologia di rocce fortemente ripiegate ed immergenti verso sud est con erosione differenziale: le creste sono infatti rappresentate da testate di bancate conglomeratiche resistenti all'erosione e le valli da strati argilloso sabbiosi più erodibili. Fa eccezione l'allineamento più a nord, costituito da un banco di arenaria glauconitica (cioè da roccia sedimentaria derivata dal consolidamento di riginari depositi sabbiosi e contenente glauconite, un minerale in granuli verdastri) anch'essa molto resistente e ricca alla base di resti di fossili marini.Alla base delle Prealpi, lungo la Valsana, il substrato roccioso è costituito da una struttura a sinclinale (strati rocciosi ripiegati con la convessità verso il basso) che è stata anche in parte sede terminale del grandioso ghiacciaio del Piave (15.000 anni fa) che nella sua massima espansione l'ha coperta trasfluendo con i suoi rami dalla valle Lapisina e dai passi di S. Boldo e Praderadego. Le tracce sono testimoniate dai materiali erratici e nel suo ritiro e scioglimento si sono originati i laghi di Revine.
L'allineamento di monti azzurri dal Grappa al Cansiglio è l'apice di una imponente struttura compressiva anticlinale: i terreni che affiorano alla sommità della catena si immergono fortemente inclinati verso sud est, mentre verso la Val Belluna assumono un blanda inclinazione. Il fiume Piave ha isolato questa catena, seguendo delle linee di particolare fratturazione della roccia. Dapprima secondo la direttrice del ghiacciaio del Piave Fadalto Vittorio Veneto, interrotta dallo sbarramento per l'enorme frana, in seguito attraversando la sinclinale Bellunese, sfociando a Quero. Proprio in sinistra Piave, in prossimità di Segusino, sulla vecchia strada provinciale ora abbandonata dopo la costruzione della galleria, affiora molto inclinato un livello geologico guida, detto Cenomaniano (circa cento milioni di anni). E qui siamo in presenza di argilliti di colorazione nerastra con resti di pesci (denti e altro), spesse circa un metro, che gli studiosi attribuiscono ad un periodo geologico particolare, con scarsità di ossigeno, durante il quale ci potrebbe essere stata anche l'estinzione dei dinosauri. In definitiva l'itinerario geologico , sommariamente descritto (sintetizzabile nel percorso Treviso, Montello, Collalto, Vittorio Veneto-Revine, Fadalto, Val Belluna, Segusinio, Montebelluna e Treviso), consente di osservare interessanti fenomeni geologici e svariati materiali di grande interesse scientifico che madre natura ha prodotto negli ultimi centocinquanta milioni di anni .
Un laboratorio naturale fuori mura che dovrebbe essere portato a conoscenza sia di scolaresche che di gruppi di escursionisti sensibili ed interessati alla lettura del territorio nelle sue variegate espressioni. L'auspicio, ovviamente, è che la proposta di questo itinerario geologico si traduca in escursioni programmate nei futuri calendari di uscita della Sezione di Treviso del Cai.
Federico Toffoletto,
geologo
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