Il bosco: un microcosmo per le future generazioni
Camminare nel bosco… Il sentiero si inerpica tra faggi ed abeti altissimi e il vento tra le fronde racconta storie di timori arcaici e di immani fatiche. L’idea del bosco nel tempo ha subito drastici mutamenti ma solo molto di recente ha assunto il connotato di risorsa dal punto di vista ambientale e se ne è compreso, anche a livello di pubblica opinione, il significato di polmone verde del pianeta, di scrigno di biodiversità. Gli antichi vedevano negli alberi e nelle foreste il simbolo del sacro, le piante costituivano un elemento essenziale dei luoghi sacri arcaici, nei boschi sacri i romani celebravano le loro feste religiose e per i popoli nordici una radura nel cuore della foresta costituiva un santuario druidico. Anche nel medioevo i monaci hanno considerato le foreste come l’ambiente ideale dove isolarsi e condurre vita ascetica e tale approccio è comune a tutte le religioni del mondo. San Francesco si recava nei boschi per pregare e il Patrono dei forestali è San Giovanni Gualberto, il monaco fondatore della Foresta di Vallombrosa.
Ma lungo la storia la foresta è stata anche e soprattutto fonte di energia e del più duttile dei materiali da costruzione, il legno: il taglio degli alberi per ricavare legna da ardere o tronchi ha permesso ovunque nel mondo il progredire della civiltà. In alcune valli, tuttavia, l’intenso sfruttamento ha portato a profonde modifiche del territorio, spesso sfociate in veri e propri gravi dissesti idrogeologici, fino a quando non è stata riconosciuta la capacità regimante del bosco rispetto alla azione delle precipitazioni piovose e nevose e il ruolo della foresta è stato valutato in termini di difesa del suolo. Dalla foresta “di produzione” si è giunti a porre in risalto la funzione di “protezione”, ponendo nel contempo opportuni vincoli legislativi al taglio del bosco: in Italia la “Legge Forestale” risale al 1923 ma conserva ancora gran parte del suo significato, recepito nelle normative di settore che , anche a livello regionale, si sono succedute nel tempo.
Verso la fine del secolo scorso, accanto alle funzioni tradizionali, hanno però assunto importanza altri aspetti, quali il ruolo nel paesaggio, la fruizione turistico- ricreativa, i prodotti secondari del bosco, come funghi e piccoli frutti ma soprattutto ha preso forza l’idea della foresta come ecosistema da tutelare. Partendo da corretti presupposti in ordine al valore degli habitat forestali si è però talvolta ecceduto, giungendo fino a colpevolizzare il taglio del bosco.
Per contro, nelle aree montane e pedemontane, l’abbandono del territorio e della coltivazione agricola ha comportato una incontrollata ricolonizzazione degli incolti ad opera della vegetazione arbustiva ed arborea, con pesanti ricadute sul paesaggio e sul microclima di vaste aree: il “bosco che entra dalle finestre” e le rigide normative di tutela che rendono complesso il ripristino dei prati sono oggi causa di dissidi tra popolazioni montane e autorità forestale.
In questo quadro, già di per se complesso, si inserisce la designazione di gran parte delle foreste quali siti della “Rete Natura 2000”, con la quale la Comunità Europea ha inteso tutelare varie tipologie di habitat vegetali e le specie animali ad essi correlate, con particolare riguardo all’avifauna, ponendo precise finalità di conservazione.
Il bosco è inoltre un importante serbatoio di carbonio ed è una componente fondamentale nell'equilibrio climatico globale, in quanto contribuisce a ridurre l'incremento dei gas serra dall'atmosfera, come richiesto dal protocollo di Kyoto, adottato dall'Italia.
I nostri boschi sono quindi oggi soggetti a disparati e molteplici interessi, a volte in contrasto tra loro e le diverse funzioni svolte si sovrappongono in maniera inestricabile. Solo in alcuni casi il ruolo dominante è definito e inequivocabile, come ad esempio nel caso delle “Riserve forestali”, ovvero aree dove prevale l’assoluta tutela, con divieto di taglio e libera evoluzione naturale, ma il turista o l’escursionista in queste formazioni colgono più l’aspetto disordinato e di abbandono che l’elevata valenza di biodiversità data dall’abbondante legno morto, apprezzata solo da un ristretto numero di addetti ai lavori. O ancora le cose sono chiare in foreste d’alta quota, dove la funzione di protezione è assolutamente evidente e prevalente e le difficoltà di esbosco rendono antieconomico qualsiasi intervento selvicolturale. Ma la maggior parte dei nostri boschi che, non va dimenticato, sono frutto di secoli di coltivazione, si trova a far fronte a precise esigenze di produzione, con ricorso a una spinta meccanizzazione, a mezzi sempre più potenti e pesanti, indispensabili per fronteggiare il costo del lavoro, e a una rete capillare di strade di penetrazione, che aumentano gli impatti ambientali negativi. I tagli boschivi, per conservare un minimo di economicità, devono inoltre tener conto delle difficoltà di esbosco legate all’orografia delle nostre montagne che costringe a far ricorso a sistemi complessi, come le gru a cavo, e riguardare quindi estese superfici, con effetti negativi anche sul paesaggio.
Vi è il rischio di un contrasto tra due visioni estreme: da una parte coloro che considerano il bosco come un bene indisponibile, da sottoporre a tutela assoluta; dall’altra coloro che ritengono il bosco un bene totalmente disponibile, da sfruttare in base alle leggi di mercato.
Quale futuro allora per i nostri boschi a fronte di questa evidente conflittualità?
E’ indispensabile una vision delle varie funzioni della Foresta consapevole e chiara da parte delle Amministrazioni chiamate ad assumere scelte di politica forestale; quest’ultima deve concretizzarsi in un reale sostegno al bosco, alla gestione sostenibile, alla filiera del legno, con particolare riferimento alle aree di montagna e a quelle disagiate, fermo restando che il bosco va tutelato, conservato e difeso, per garantire migliori condizioni di vita alle future generazioni : la tutela degli ecosistemi forestali è fondamentale per la conservazione del loro valore culturale, naturalistico, produttivo, paesaggistico e ricreativo.
Ma oltre a ciò il settore foreste dovrebbe entrare con forza nella politica ambientale, per il ruolo fondamentale svolto nella conservazione del suolo e della biodiversità e nel contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici e ai processi di desertificazione, ma anche nella politica della salute pubblica e in quella del turismo, per la gioia, la mistica contemplazione e l’armonia che il bosco ci dona quando noi, che amiamo camminare le montagne, lo attraversiamo.
Paola Berto,
Dirigente Settore Foreste, Riserve e Aree Naturali Veneto Agricoltura
tratto dal Gazzettino del ventitre dicembre 2008