Maggiore attenzione per il Parco Nazionale delle Dolomiti
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: un'idea nata negli anni 60 che ha diverse origini. In un bisogno di sviluppo turistico-economico del territorio bellunese. In un bisogno di conservazione dell'ambiente. Fu quasi certamente nell'ambito turistico che nacque la prima idea. E' stata però certamente l'esigenza di salvaguardia quella decisiva, cresciuta allorchè la montagna bellunese negli anni 60 e 70, nei suoi luoghi più belli fu percorsa da fremiti speculativi, da una minaccia di cementificazione a macchia d'olio. Nella conca di Caiada, a Rizzapol, in Val Canzoi. La speculazione arrivò a progettare un villaggio residenziale persino nei pressi della Cima del M. Serva a 2100 m c. poco a nord di Belluno. E' in quel momento che si venne a creare un'opinione pubblica favorevole alla creazione di un Parco localizzata in particolare nella città di Belluno. Ad essa contribuì oltre alla stampa locale, L'Amico del Popolo in primis, anche un grande giornale quale Il Corriere della Sera. La ricerca effettuata a 360° nel volume Come nasce un Parco. Storia di un'idea, Bl, 2007, consente oggi al Parco di poter meglio conoscere le proprie radici e coloro che per esso si sono realmente attivati. Si chiamino essi Francesco Caldart antesignano del problema protezionistico, Virginio Rotelli cuore generoso, motore, protagonista discreto nel percorso che ha portato alla sua istituzione, Piero Rossi il divulgatore delle sue bellezze, il polemista senza eguali, o Giovanni Angelini lo scrittore, il maestro, ultimo cantore e interprete di una montagna libera e romantica. Tutti questi personaggi appartenevano al mondo dei monti, al Club Alpino Italiano. L'Associazione Pro Natura di Belluno la cui stessa esistenza è legata al progetto di istituzione del Parco, alla vicenda della difesa della Caiada, era nata da una costola della Sezione bellunese. Azienda di Stato Foreste Demaniali di Belluno fu anch'essa protagonista perchè il Parco potè costituirsi sui territori acquistati nel corso di lunghi anni dai vari suoi direttori nei gruppi della Schiara, dei Monti del Sole e delle Alpi Feltrine. A. Merli direttore dal febbraio 1975 fu protagonista assai discusso. Il suo orizzonte rimase legato prevalentemente ad un Parco feltrino delle Vette prima e alle riserve demaniali dopo. E per lunghi anni dopo la bocciatura del progetto del Parco avvenuta nel dicembre 73, egli divenne di fatto un impedimento alla sua realizzazione. La grande battaglia avvenuta a metà degli anni 70 con tavole rotonde, convegni, lettere, articoli apparsi sulla stampa locale e nazionale, consentì all'idea di Parco di diffondersi. Ne fa fede per esempio quel convegno tenuto nella Sala del Centro Giovanni XXIII di Belluno nel lontano 1974 in cui, a causa del grandissimo afflusso di gente, gli organizzatori furono costretti ad installare altoparlanti esterni alla sala per consentire alla popolazione accorsa di poter seguire i vari interventi. Se l'idea del Parco negli anni 74/75 poteva già dirsi materializzata nel cuore della gente, la realizzazione fu però alquanto tardiva. Essa avvenne nel luglio 1993. Non sta a me "storico" del periodo che precedette l'istituzione, enumerare quanto è stato realizzato nei primi 15 anni. Sicuramente non poco. Il cronista di oggi vuole invece verificare sensazioni, atmosfere, malumori intorno al Parco attuale. Analizzare quel senso di distacco profondo che sembra essersi prodotto tra la gente locale e la sede istituzionale dell'ente. Oggi la popolazione bellunese sembra "subire" il Parco, sembra "rassegnata" allo stesso, estranea. Nel dibattito continuo, negli eventi promossi dal Parco, la popolazione locale rimane generalmente assente, distaccata. Chi scrive ritiene che l'approccio con la gente e con le varie associazioni operanti sul territorio, debba essere diversamente interpretato in modo che un giorno si possa effettivamente esclamare con fierezza "il mio Parco". Il Parco deve saper scegliere i propri interlocutori. Il Club Alpino con varie Sezioni bellunesi e con le proprie migliaia di soci che sono i primi fruitori e frequentatori dei suoi territori non può non essere un interlocutore privilegiato. Esso deve essere pubblicamente "colpevolizzato" per avere voluto il Parco. I soci giovani resi consapevoli delle scelte effettuate nel passato da chi li ha preceduti. Quelli che frequentano la montagna sono i primi custodi della stessa, i più interessati. Occorre una politica in cui si migliorino e si intensifichino i rapporti con le stesse Sezioni del CAI con rispetto reciproco. Sono esse infatti a gestire per l'aspetto che riguarda rifugi, bivacchi, sentieri, la porzione di montagna destinata a Parco. Sarebbe pertanto ottimale che nei programmi dell'ente Parco potesse essere maggiormente coinvolto il Club Alpino, ovvero che i programmi delle varie Sezioni contenessero quelli del Parco. Nei suoi principi e nelle finalità più alte il CAI non si discosta da quelli del Parco. Talvolta bisogna tenere conto delle realtà consolidate. Le miniere della Val Imperina, ancorchè gestite dal Parco, costituiscono l'elemento più significativo ed aggregante degli Agordini, rappresentando esse l'agordinità più profonda. Le miniere, con i periti minerari, costituiscono un valore aggiunto al Parco, un'anima diversa che va comunque rispettata ed integrata. Una ricchezza da non perdere. E così dovrebbe essere fatto nei confronti di coloro che sono attivi nella ricerca archeologica e vorrebbero trovare una sede in qualche locale del vecchio centro minerario della Val Imperina in parte recuperato. La montagna ogni giorno ci va restituendo tracce importanti dal passato. Nei Monti del Sole p.e. queste tracce ci giungono sino dal 1000-1300 a.C. Il diverso modo di gestire i bivacchi da parte del Parco, qualche difficoltà nei rapporti interpersonali, costituiscono altri piccoli grandi problemi che rendono talvolta difficili i rapporti tra la gente locale, le varie associazioni e il Parco. Risolti, definiti questi "contenziosi", forse potremo rivedere i bellunesi frequentare gli eventi promossi dal Parco. Il futuro del Parco dipende anche dai buoni rapporti con la popolazione locale. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi davvero lo merita ed anche la sua gente che lo ha fortemente voluto.
Giuliano Dal Mas,
Storico del Parco
tratto dal Gazzettino del quattordici gennaio 2009