Quando la poesia incontra la Montagna
Da tempo immemorabile la montagna ha ispirato tante discipline artistiche. Pittori, scultori musicisti, scrittori e poeti hanno sempre trovato tra le rocce dell’alta quota, i ghiacciai, i boschi e i verdi prati di fondovalle, diversi motivi per esprimere i sentimenti che avrebbero toccato maggiormente le loro corde emotive, trasmettendoli in arte.
Ma è la poesia che ha saputo sintetizzare al meglio, con poche parole, le più intense emozioni che si possono provare in montagna. Il nostro grande Poeta italiano, Giosuè Carducci dedicherà al Cadore l’omonima ode. Di questa, ricordiamo alcuni versi scolpiti in una targa commemorativa esposta nella piazza di San Stefano di Cadore “.. e di borgate sparso nascose tra i pini e gli abeti tutto il verde Comelico”
Giacomo Leopardi, l’infelice poeta di Recanati vede invece la natura, e quindi anche la montagna una madre di parto e di voler matrigna (ode la ginestra), ma la sua analisi pessimistica è più riferita ai comportamenti dell’uomo piuttosto che ad una volontaria negazione del bello creato da Dio attraverso la natura. E così nel canto Alla Luna Leopardi fa propria la bellezza del notturno astro che tanto ci affascina nelle fredde notti di montagna o in quelle calde d’estate, con versi che esprimono tutta la sua ammirazione per un perfetto creato “sovra questo colle io venia pien d’angoscia a rimirarti”.
La montagna è poesia che ha ispirato moltissimi altri cantori stranieri, quasi sconosciuti. Meritevoli di essere destati dal lungo oblio della dimenticanza perché dai monti e per i monti hanno espresso versi con altissimi contenuti lirici.
Ralph Waldo Emerson (1803 - 1882), poeta, saggista e filosofo americano è uno di questi. La sua poesia “Favola” merita di essere totalmente ricordata per il suo chiaro messaggio di fratellanza, solidarietà e universalità. Simbolicamente applicato alla vita di tutti i giorni. “ La montagna e lo scoiattolo/litigarono/ La prima apostrofò il secondo: “Microbo”./Il batuffolo rispose:/Non c’è dubbio: tu sei ben grande./Ma tutte le cose, e tutte le stagioni/servono e devono stare assieme/per formare un Anno/bello tondo/ E io penso che non sia male/per me stare al mio posto./Se non sono grosso come te,/tu non sei piccola come me,/e sei molto meno attiva./Non nego che puoi mettere/in riga un piccolissimo scoiattolo./Ma i talenti non sono tutti uguali,/e tutto è saggiamente al suo posto./Se io non posso reggere foreste/sulla groppa/tu non riesci a schiacciare una noce.
Theophile Gautier (1811 – 1872) poeta e scrittore francese vede la montagna come un “Dio” creatore di infinita bellezza “ sono gli occhi azzurri/lo sguardo calmo e dolce/coi quali la montagna/contempla affascinata/mentre forgia un sole/nel fondo del suo tempio”
Mentre i versi di Khalil Gibran (1883 – 1931) “ Solo se berrete al fiume del silenzio voi potrete cantare per davvero. E solo quando avrete conquistato la cima del monte, solo allora avrete cominciato a salire” rendono magnificamente l’idea di infinito verso la Montagna. Un infinito che traslato verso la breve vita di tutti noi sta a significare che anche per l’uomo la ricerca del bene, della virtù e della bontà non avranno mai un orizzonte finito.
Ma è dai canti popolari, dalle antiche massime filosofiche, dalla cultura spontanea e popolare che emergono le parole più belle riferite alla montagna. In Canti degli indiani d’America, così recita l’ultima strofa di una nenia apache:
Una nube canta sulla sommità
Della Montagna Sempreverde.
Una nube sta ancora sulla sommità
Della Montagna Sempreverde.
Piove e tuona lassù.
Piove qui.
Sotto la Montagna i fiori del grano
Tremano
Sotto la Montagna le tenere spighe del grano
Scintillano.
Mentre un antico proverbio groenlandese ci invita a riflettere che “ Solo gli spiriti dell’aria sanno che cosa incontrerò dietro le montagne. Ma io vado avanti.”Un insegnamento buddista ci stimola a proseguire sempre, in montagna come nella vita. “ Quando arrivi in cima ad un monte, non fermarti, continua a salire” Una massima cinese sembra creata apposta per favorire la solidarietà in montagna o in qualsiasi altro luogo “ Non camminare davanti a me: potrei non seguirti. Non camminare dietro di me: non saprei dove condurti. Cammina al mio fianco e saremo amici”
Devono essere commentati questi versi? No. Perchè già il volerlo fare ci porterebbe verso una dimensione di limite e presuntuosità che stride con le leggi di vita eterna che i versi citati ispirano. E se cerchiamo l’amore verso i monti nei canti popolari non possiamo non notare come bellezza della natura, giovinezza, nostalgia, vita e morte fioriscono in tutti noi quando parole e musica si fondono in un tutt’uno per offrirci una volontaria o involontaria malinconia. Per la giovinezza perduta. Per gli ideali svaniti. Per le speranze non realizzate. Per i propri cari scomparsi. Per i ricordi che sbiadiscono.
Ricordiamo tre celeberrime canzoni.
Addio Montagne. Sono bellissime strofe tratte dalla raccolta “Tremerà l’ultima stela ma mi eterna canterò”. Che meritano di essere lette anche se separate dalla musica.
“Io vorrei riveder le montagne/il rifugio che sta lassù/il ghiacciaio e il lago blu/io vorrei riveder le montagne/una nube è scesa giù/la mia vetta non vedo più/Addio o mie montagne/che mai più rivedrò.
La Montanara. Là su per le montagne/tra boschi e valli d’or/tra l’aspre rupi echeggia/un cantico d’amor/ “La montanara ohè”/si sente cantare/cantiam la montanara/a chi non la sa/ Là su sui monti dai rivi d’argento/una capanna cosparsa di fior/era la piccola dolce dimora/di Soreghina la figlia del sol.
Il testamento del Capitano.
El capitan de la compagnia l’è ferito e sta per morir
E l’ manda a dire ai suoi Alpini perché lo vengano e ritrovar.
I suoi alpini ghè manda a dire che non han scarpe da camminar.
O con le scarpe, o senza scarpe, i miei Alpini li voglio qua.
Cosa comanda, sior Capitano, che noi adesso siamo arrivà?
E io comando che il mio corpo in cinque pezzi sia taglià.
Il primo pezzo ala mia Patria, secondo pezzo al Battaglion.
Il terzo pezzo alla mia Mamma, che si ricordi del suo figliol.
Il quarto pezzo alla mia bella che si ricordi del suo primo amor.
L’ultimo pezzo alle montagne, che lo ricoprano di rose e fior.
Un’antica massima egiziana amava ripetere che la parola saggia è più preziosa dell’oro e spesso la si può trovare in bocca alla schiava addetta alla macina del frantoio. Allo stesso modo, anche da semplici parole scritte sul libro dei rifugi di montagna si possono trovare espressioni di altissimo amore per la montagna. Ecco alcuni pensieri lasciati dagli escursionisti del Monte Tudaio, gruppo delle Dolomiti, a Vigo di Cadore nel bellunese.
“Per la prima volta sul monte Tudaio. Stiamo già partendo, purtroppo. Sto guardando l’orizzonte e nella mente ho mille pensieri. Fa freddo e stento a scrivere ma sono egualmente felice di godere di questo panorama. Sicuramente sarà un altro splendido ricordo che conserverò con gioia. Grazie a Dio e alle montagne per la loro esistenza. Cadono i primi fiocchi di neve, Sarà un sogno? Suonano le campane, è ora di tornare a valle. Ritornerò” (19/10/2003)
Grazie di tutto ciò che i miei occhi possono vedere. Il cuore mi batte forte. Sono solo con le mie gambe. Un pensiero a chi soffre e a tutti quelli che amo. (24/6/2003)
Labor omnia vincit. Troppo bello. Dio del Cielo, Signore delle Cime, Grazie. (13/6/2004)
Ho pregato per coloro che su questa cima hanno dato la vita per difendere la Madre Patria. Grazie (5/8/2003)
Essere piccolissimi e dominare il mondo Questo spettacolo inebria e dà pace solo come la Montagna sa fare (14/8/2003).
Poesia e montagna. Altri nomi, altri pensieri, altre più qualificate penne vorranno esprimere il grande amore per la Natura, i suoi monti, i suoi mari. Ma qui, nel nostro dolce e struggente Cadore, rievoco i versi di Orazio che risuonano puri e cristallini. Depurati dalla componente edonistica e d epicurea che da secoli accompagnano il suo autore. Carpe diem, quam minimun credula, postero. Godi l’oggi, e al domani pensa il meno possibile. Allora, parafrasando il poeta latino, cogli l’attimo di bellezza o viandante cadorino. E al domani, fatto di barbarie, città violente, insultate e degradate, offese alla natura ed ai sacri valori morali, pensa il meno possibile. Qui, tra le cime dei monti, accarezzato dalla brezza del vento e cullato da un religioso silenzio, potrai ritrovare tutto tè stesso.
Oscar De Gaspari,
Giornalista