C.A.I. Treviso
 
Elicottero, elemento di soccorso in montagna
di Dr. A. Costola Primario, Dr.F. Spaziani
Racconti e testimonianze per i 100 anni del C.A.I. di Treviso, in collaborazione con il Gazzettino

Articoli del centenario
 
L’elicottero, elemento catalizzatore del soccorso sanitario in montagna

E’ passato poco più di mezzo secolo da quando Scipio Scenico gettò le fondamenta del soccorso organizzato in montagna. E non a caso dal momento che egli, oltre che alpinista, era prima di tutto un medico che intuì l’importanza della componente sanitaria, in supporto ovviamente a quella tecnico-alpinistica. Da quel momento la missione del soccorritore alpino non doveva limitarsi al solo recupero dello sventurato alpinista ma doveva anche garantire il sollievo dalle sofferenze nel momento in cui fosse stata lesa o compromessa la sua incolumità fisica. Nonostante comunque questa presa di coscienza, per molto tempo non è stato possibile soddisfare l’aspetto sanitario nel soccorso alpino anche perché i tempi di attivazione dei soccorsi erano lunghissimi come pure lunghi erano i tempi d’intervento, effettuati prevalentemente a piedi; inoltre era difficile reperire personale sanitario tra gli alpinisti. Solo negli ultimi anni la tecnologia ci ha fornito mezzi fondamentali per poter influire su quel fattore insostituibile che è il “ fattore tempo “.

In questo senso l’avvento dell’elicottero, sul finire degli anni sessanta ha dato una svolta decisiva al modo di fare soccorso in montagna. Netta è stata la riduzione dei tempi d’intervento anche se si era ancora lontani dalla velocità con cui si riesce ad operare oggigiorno. Di certo allora non c’era ancora nulla di codificato, non c’erano mezzi aerei né personale tecnico e sanitario dedicati ma tutto era sempre molto improvvisato, organizzato secondo le disponibilità del momento e soprattutto dalla reperibilità del mezzo aereo che a quel tempo era quasi esclusivamente mezzo militare. Questo comportava necessariamente una dipendenza assoluta dai regolamenti militari spesso contrastanti con le esigenze del soccorso, l’utilizzo di macchine ed equipaggi sempre diversi e diversamente addestrati e preparati all’esecuzione di particolari manovre peculiari del soccorso in montagna. Tutto questo poteva influire sul successo di un intervento senza considerare poi che la presenza di un medico sull’elicottero era ancora una evenienza rara per cui la prestazione sanitaria passava sempre in second’ordine. Ma in quegli anni rimaneva ancora radicata la convinzione che per salvare la vita ad una persona era essenziale evacuarla il più rapidamente possibile dalla montagna. Contestualmente a questa prime esperienze di soccorso organizzato in montagna andava sviluppandosi nell’ambito del soccorso sanitario urbano la consapevolezza che in molte evenienze, pur rimanendo fondamentale la velocità di ospedalizzazione del paziente, assumevano sempre maggiore rilevanza gli interventi medico-sanitari che potevano essere intrapresi al domicilio o sul luogo stesso dell’incidente. “Portare l’ospedale al paziente” divenne così la nuova sfida che si concretizzò con l’istituzione dei Servizi di Urgenza ed Emergenza Medica (SUEM 118). Nella Provincia di Belluno il Suem inizia ad operare (primo nella Regione Veneto) nell’agosto del 1986, con sede ad Auronzo di Cadore : sistema organizzato di mezzi (ambulanze) e personale specializzato (medici e infermieri), dislocati in aree strategiche e dedicato esclusivamente al soccorso sul territorio in modo da garantire l’inizio precoce delle cure al paziente. Dall’analisi dei dati statistici si evidenzia come, dall’avvento di questo sistema per la gestione dell’emergenza-urgenza medica, sia notevolmente ridotta la mortalità in caso di gravi traumi o di malore specie entro la prima ora (golden hour) dall’evento. Ma in un’area montana dove la rete viaria è costretta a modellarsi su una tormentata orografia caratterizzata da valli strette e tortuose è spesso difficile riuscire ad intervenire nella golden hour, anche per i soccorsi in aree urbane. Era quindi fondamentale ricorrere all’utilizzo sistematico di un mezzo che permettesse al personale sanitario di raggiungere rapidamente il paziente, trattarlo per stabilizzarne i parametri vitali e trasportarlo all’ospedale identificato come il più idoneo al trattamento della patologia evidenziata. Se l’utilizzo dell’elicottero appare oggi scontato, non era così 20 anni fa; l’intuito e la tenacia furono determinanti per l’acquisizione nel 1988 di un mezzo aereo da parte dell’allora ULSS N°1 Cadore destinato a garantire l’attività di soccorso sanitario primario.

Da allora per i casi più critici l’elicottero si è sostituito all’ambulanza in virtù di un più vantaggioso rapporto tempo percorrenza senz’altro ancora più evidente che nelle aree di pianura ( in area montana contro una percorrenza di 60’ in ambulanza abbiamo 10’ di percorrenza in elicottero). Ma senz’altro chi ha tratto maggiore vantaggio dall’utilizzo dell’elicottero è stato il soccorso in montagna. L’ area Dolomitica è per molti turisti teatro sia di tranquille escursioni come di impegnative arrampicate, nonché di numerose attività sportive invernali. Le possibilità di incidente come anche di malore improvviso in ambiente impervio, difficilmente raggiungibile è perciò alta. Già nei primi anni ottanta il C.N.S.A.S. bellunese aveva avviato una stretta collaborazione con un ente (non più militare) per il volo aereo con lo scopo condiviso di sperimentare le tecniche maggiormente utili nel soccorso in montagna. Apparve quindi naturale attuare la fusione tra due realtà (ULSS e CNSAS) da sempre volte a quel comune obiettivo che rimane il soccorso primario al paziente sia in area urbana che ostile. Ancora oggi questo connubio è presente ed è andato consolidandosi sempre più. In questi ultimi anni la stretta collaborazione fra 118 e Soccorso Alpino, l’istituzione di protocolli operativi comuni, insieme ai pressanti addestramenti, hanno contribuito alla crescita della professionalità di entrambi le componenti (sanitaria e tecnico-alpinistica) con il risultato di una maggior efficienza del Servizio. Un tempo bastava lo spirito di solidarietà e l’abnegazione dei soccorritori, oggi, a questo, si deve aggiungere quell’alta professionalità che l’Elisoccorso 118 e il Soccorso Alpino Bellunese dimostrano di avere. Ne sono prova l’alto numero d’interventi, i brevi tempi d’azione (minuti) entro cui vengono portate a termine le missioni e….le numerose lettere di ringraziamento e di lode delle persone soccorse da questo insostituibile Servizio.



Dr. Angelo Costola Primario, Dr.Fabrizio Spaziani,

SUEM Elisoccorso 118 Belluno