La montagna in Cina
Il luogo più sacro della Cina è una montagna. Ancora oggi, da più di tremila anni, salire sulla vetta del Monte Tai (Taishan), trascorrere la notte in uno dei numerosi ostelli ed essere in piedi all’alba sotto la sferza del vento per ammirare il sole che nasce, è considerata un’impresa eroica, perciò imperdibile.
Da secoli immemorabili Taishan è il punto di riferimento dell’antica geografia cinese e da lui si dipartono le direzioni cardinali: Shandong (“a Est della montagna”) e Shanxi (“a Ovest della montagna”) sono i nomi delle due regioni storiche della Cina.
Ai suoi piedi giace il paesello natale di Confucio, Qufu, e sulla sua vetta alza i tetti ricurvi al cielo il più famoso monastero taoista dove è conservata la “tavoletta dello spirito” di Laozi. I due maggiori filosofi e “santi” della Cina, vissuti contemporaneamente cinque secoli prima di Gesù, hanno avuto nel Monte Tai il loro riferimento nel rapporto tra l’umanità e il Cielo − tra l’umanità e il Tao, la via.
In tempi moderni Mao Tsetung, che combattè il pensiero di entrambi senza peraltro riuscire a scalfirne l’onore presso i contemporanei, farà riferimento a Taishan affermando che “non tutte le morti sono uguali”: alcune sono “leggere come una piuma”, altre (quelle degli eroi del popolo) “pesanti più del Monte Tai”.
Ma non è l’unica citazione di una montagna fatta dal “Grande Timoniere”. Nella poesia dedicata ai monti Kunlun, composta nel 1935, Mao, tra l’altro, scrive: “…Ma oggi io dico al Kunlun:/ non serve tanta altezza,/ non serve tanta neve./ Come posso appoggiarmi al cielo/ e sguainare la preziosa spada per prenderti e tagliarti in tre punti?/ Una parte la darei all’Europa,/ una parte all’America,/una parte resterebbe all’Oriente./ Grande equilibrio nel mondo,/ freddo e caldo eguali su tutta la terra”.
In Cina le montagne sacre costituiscono un itinerario senza fine, ognuna con le sue divinità e le sue magìe, come quelle dell’Henan, quasi in vista del Fiume Giallo, dove sorge il monastero esoterico di Shaolin: è qui che da secoli su secoli i monaci si esercitano nelle misteriose arti marziali producendosi in imprese incredibili di attraversare i muri e saltare ostacoli impressionanti come si può ammirare in certi film di Kung-fu, icone itineranti delle somme virtù dei shaolin.
Non parliamo poi di monasteri arroccati sulle vette di montagne quasi inaccessibili, vere mète di pellegrinaggi mitologici, dove l’arcano s’impadronisce dell’anima e diventa obiettivo di una vita.
La spiritualità cinese, così fortemente collettiva e tributaria al pantheon buddista che ha trovato negli eremi i luoghi delle risposte esistenziali, diventa ricerca individuale di fronte alla vetta sacra della montagna. Ne è esempio di fulgida letteratura intimistica lo stupendo romanzo di Gao Xinjian, “La Montagna dell’Anima”, vincitore del Premio Nobel 2000 per la letteratura. È l’appassionato ( e raffinato) racconto moderno, in bilico tra antiche credenze e contemporanee incertezze, di un lungo viaggio solitario dell’autore tra le montagne e foreste del Sudovest della Cina, alla incessante ricerca di una risposta esistenziale che si celerebbe a Lishan (La Montagna dell’Anima), la montagna della verità suprema. Il pellegrinaggio non è altro che l’occasione per un bilancio sull’esistenza che solo la solitudine e il senso divino della montagna possono dare.
A questa raffinatezza tutta cinese, che bene si armonizza con l’antica tradizione filosofica a-religiosa della Cina, si contrappone un altro mito mistico delle montagne del Tibet. Qui le sacre vette, ereditate dalla religione Bon che ne aveva fatto la sede di dèi tremendi e vendicativi, con il Buddismo tantrico lamaista si sono trasformate in altari della compassione e, in tempi moderni, in santuari della natura tutelati da monasteri dove si officiano riti oscuri e magici.
La montagna cinese è dunque il baluardo della tradizione di una cultura antichissima che fonde insieme filosofia e religione: pensiero attivo, speculativo, laico, e credenze passive, oscurantiste, imprigionate in forme religiose feudali.
Ma i tempi moderni sono arrivati anche in Cina e con il dilagare del turismo − turismo interno, cinese − la montagna sta subendo la rivoluzione delle masse consumistiche alla ricerca di nuovi divertimenti.
Dopo il millenario rigore di società schiave del pregiudizio e dei canoni imperiali, dopo la stagione pre-moderna delle rivoluzioni e dei rovesciamenti ideologici portati dall’uragano maoista, ora le cose stanno velocemente cambiando e non è facile capire quale sarà il loro orientamento.
Nel Paese che fu per millenni immobile ora tutto è in continuo mutamento, e anche la montagna fa già parte della nuova “lunga marcia”.
Adriano Màdaro,
Scrittore Giornalista
-Mao Tsetung: Opere-Newton Compton Editori, 1977
-Mao Tsetung: Tutte le Poesie- Newton Compton Editori, 1972
-Gao Xingjian: La Montagna dell'Anima, Rizzoli, 2002
-Dick Wilson: La Lunga Marcia, Garzanti, 1976
-Arthur Waley: Chinese Poems, Unwin Paperbacks, 1985
-Rolf A. Stein: La Civiltà Tibetana, Einaudi, 1986