In Montagna, più vicini alle stelle
I cieli di montagna sono i più limpidi che si possano trovare, perché gli strati più densi e più carichi di smog dell'atmosfera rimangono in basso; sono anche i più lontani dalle città, e quindi anche dalla piaga dilagante dell'inquinamento luminoso, il pedaggio osceno che l'uomo deve pagare al terrore atavico del buio.
Una volta visto un cielo notturno montano, è difficile abituarsi a qualcosa di meno. Spesso vado a osservare almeno ai 1454 msm del Monte Avena, che non è solo uno splendido balcone sulle Vette Feltrine ma anche un'amplissima finestra sull'universo, con un orizzonte piatto a 360° quale non si trova in nessun posto d’Italia.
Ma anche qui, negli ultimi anni, il contributo dell’inquinamento luminoso è diventato rilevante, e la Via Lattea non si vede più così bene come una volta. Così, è necessario salire sui passi dolomitici, anche se l’orizzonte che si trova non è così libero come sull’Avena.
Sul Rolle, a 1980 msm, dove ho osservato molte comete, inclusa la straordinaria Hale-Bopp, e dove ho assistito stupito, nel 2002, in occasione del passaggio di un’altra cometa, alla visione di un meraviglioso bolide, che attraversò tutto il cielo, passando per lo zenit. Confidando nell’assoluto silenzio che mi circondava, ho atteso un evento che, mai prima e mai dopo, ho avuto l’occasione di sperimentare: dopo un paio di minuti, l’eco di un sordo brontolio che si è protratto per diversi secondi mi ha annunciato l’arrivo dell’onda d’urto prodotta dal meteorite che evidentemente era entrato in atmosfera a circa 150 km da dove mi trovavo io.
O sul Falzarego, a 2105 msm, o sul Giau, a 2252 m, come nelle magiche notti di fine marzo 1996 per osservare la cometa Hyakutake: grazie all'estrema limpidezza del cielo posso dire, senza tema di smentite, di aver visto, assieme a coloro che erano con me, meglio di chiunque altro quest'astro meraviglioso, con la sua lunghissima coda che prendeva quasi un terzo del cielo. In quei momenti, veramente, se non vi fosse stata la montagna, molti di noi non avrebbero potuto vivere la più grande emozione della loro vita: si pensi che in quelle serate il cielo era coperto fino a 1800 m.
Già nel 1986, in occasione del passaggio della cometa di Halley, avevo individuato la possibilità di osservare dalla Stazione Superiore della Funivia Freccia nel cielo, a 3191 msm, sulla Tofana di Mezzo. Dal 1990 al 1992 questo sito era divenuta la sede di campi estivi degli astrofili più avventurosi del Triveneto: intorno al novilunio di agosto ci davamo appuntamento portando fin lassù strumenti astronomici a quintali, osservando e fotografando ben oltre i limiti del pensabile, raggiungendo livelli assolutamente insperati quanto a trasparenza del cielo.
La Via Lattea da lassù è così densa da sembrare gravida di pioggia e si vede un tale baluginio di stelle da non riconoscere più le figure familiari delle costellazioni. Le stelle, inoltre, sono perfettamente percepibili fin sull'orizzonte. Da quelle quote, poi, anche fenomeni “normali” assumono un aspetto assolutamente eccezionale: la visione di una falce di Luna diventa fiabesca, il procedere del crepuscolo con le sue luci rosate colora la realtà di sogno, il sorgere di Venere è un raggio multicolore cangiante e guizzante, quello del Sole è un'esplosione fiammeggiante.
Purtroppo d’inverno osservare dalle altissime quote è quasi proibitivo, a causa delle temperature, e d‘estate non è facile trovare condizioni meteo favorevoli. Così nel luglio 1995 presi anche la strada delle montagne del sud: sul Blockhaus, nel massiccio della Maiella, a 2142 msm, sul monte Volturino, in Basilicata, a 1600 msm, e poi, finalmente, quattro notti consecutive sul Montalto nel massiccio dell'Aspromonte, in siti ad altezze sui 1800 m. La trasparenza è buona, sicuramente superiore a quella che si trova nelle Dolomiti alla stessa altezza. Ma soprattutto laggiù si riesce ad osservare quasi ogni notte, d’estate. nel 1995 sei sere su sei senza neanche una nuvola! Poi, al sud, c’è l’abitudine di illuminare assai poco la notte. Nel 2008 ho avuto la ventura di sperimentare il cielo del Parco delle Madonne: a soli 800-900 m di quota si vede una Via Lattea da paura, molto migliore di quella accessibile qui a quote di anche 1500 m. A quando una legislazione sull’inquinamento luminoso nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi? Civette, gufi, allocchi e barbagianni ringrazierebbero sentitamente, senza dire delle centinaia di altre specie animali e vegetali, i cui cicli vitali vengono sconvolti dall’eccessiva illuminazione del cielo notturno.
Nel 1996 sono riuscito a portare un telescopio a spalla, assieme ad altri due pazzi, ai 4559 m della capanna Margherita sulla punta Gnifetti nel massiccio del Monte Rosa. Dopo l’immane fatica fatta, abbiamo scoperto sconsolati che a quelle quote il cielo è migliore solo intorno allo zenit. Più in basso risente delle luci della Pianura Padana, soprattutto di Torino e Milano: è pazzesco, ma l'inquinamento luminoso arriva anche qui, a contaminare la visione del più grande patrimonio che l'umanità abbia avuto in dono, il cielo stellato. Siamo dei mentecatti!
Uno degli ultimi paradisi per gli appassionati di montagna e di stelle è il Monte Sinai. Anche qui, assieme ad altri otto temerari, abbiamo avuto il privilegio di essere i primi a portare strumentazione astronomica sulla cima di questa montagna leggendaria, a 2335 msm. L’occasione fu la grande tempesta delle Leonidi del 1999, durante la quale fummo in grado di vedere circa 4000 meteore all’ora! L’altitudine non è grandissima, ma l’atmosfera è straordinariamente secca e le luci degli insediamenti turistici della penisola del Sinai sono molto lontani. Ragion per cui il cielo del Sinai è forse attualmente il migliore fra quelli abbastanza facilmente raggiungibili dall’Europa.
Ma sicuramente il cielo migliore che finora abbia mai visto è quello intorno al lago Titicaca, in Perù, a 3800 m di altezza. Anche qui il privilegio di vedere da quella quota la Via Lattea e le Due Nubi di Magellano è impagabile. Ma fino a quando durerà?
Gabriele Vanin,
Presidente Emerito dell’Unioni Astrofili Italiani e Presidente dell’Associazione Astronimica Feltrina Rheticus