La Biblioteca nazionale del CAI dal 1863 al tempo del web 2.0
L’orientamento turistico esplorativo e la connotazione culturale del Club alpino, costituitosi il 23 ottobre 1863, a Torino era chiaro negli intenti del suo primo ispiratore Quintino Sella (1) , fu sancito dall'articolo 1 dello Statuto ed ebbe come naturale e immediata conseguenza la nascita di una biblioteca. Sul modello dell’Alpine Club fondato a Londra nel 1857, nella cui sede «si hanno tutti i libri e le memorie desiderabili» il 30 ottobre 1863 la voce del bilancio preventivo per il 1864 dedicata a libri, carte, documenti attesta la nascita della biblioteca.
In seguito a un accordo con l’Accademia delle Scienze per l’affidamento dell’osservatorio meteorologico, il Club ottenne dal Ministero della Pubblica istruzione un locale presso il Castello del Valentino per un triennio. Seguirono vari traslochi nei quali la Biblioteca rimase unita alla sezione torinese anche quando nel 1929 il fascismo impose alla sede centrale il trasferimento a Roma. Dal 1946 la sede centrale è a Milano, ma la Biblioteca, anche se nazionale, in base a una convenzione mantiene la sede a Torino e dal 2003 è inserita nell’Area documentazione del Museo nazionale della montagna “Duca degli Abruzzi” con cui forma un centro di cultura alpina di rilievo internazionale. Per la storia e l’assetto amministrativo si suggerisce l’esauriente testo di Emanuele Andreis nel volume del centenario CAI (2) ; per aggiornamenti e approfondimenti sul patrimonio bibliografico il catalogo della mostra del 2002 Dall'orrido al sublime (3).
La formazione del primo nucleo di libri è legata alla caratteristica di biblioteca specializzata di un Club con un numero di soci inizialmente ristretto e dal profilo omogeneo. Esponenti di un’elite culturale e scientifica, organizzavano le raccolte e ne erano fruitori, intrecciavano relazioni e scambi con il colleghi stranieri ed erano loro stessi autori di libri in diversi ambiti disciplinari, come si desume dal lungo elenco di pubblicazioni dei soci in appendice alla Cronaca 1863-1888 di Scipione Cainer (4) . L’utilizzo biblioteca favoriva il ricircolo dell’informazione e la produzione letteraria legata all’alpinismo, inteso come conoscenza attraverso la pratica e perciò diverso dagli altri sport. Nel 1886, sul primo Annuario della Sezione di Roma Richard Budden lanciava «un amichevole appello ad occuparsi della formazione di buone ed utili biblioteche alpine… ora che la letteratura alpina ha preso uno sviluppo così grande». Proprio al 1886 risale il primo catalogo della biblioteca nazionale (5) .
Budden regalò al CAI molti libri importanti tra cui la serie dei Peaks, passes and glaciers e l’album di Coleman Scenes from the snow-fields, opere di Bourrit, Forbes, Desor, Rambert, Tyndall. Numerosi autori donarono le proprie opere autografate, tra cui Walton, Whymper, Carrel. Talvolta la provenienza dei volumi è documentata da fatture, dediche, timbri con la data di ingresso; l’esempio della cinquecentina De Alpibus commentarius di Simler, acquistata nel 1889, testimonia che, mentre l’incremento della Biblioteca procedeva al passo con la produzione editoriale, fin dai primi anni si comprese l’importanza di acquistare nel mercato antiquario anche le opere fondamentali del passato.
Notizie sulle consultazioni e prestiti si ricavano da fonti indirette come le riviste, perché a causa di lacune nell’archivio storico i primi registri di consultazione disponibili sono del 1940, quando la base sociale del Club Alpino era ormai mutata rispetto alle origini. Tra i rari frequentatori della biblioteca fra 1944 e ’45 figura più volte Giusto Gervasutti.
Il dopoguerra fu impegnato nel reintegro delle collezioni di periodici, nel riordino e rilegatura dei volumi nascosti in cantina per proteggerli dai bombardamenti, nell’acquisto di scaffali e nella ripresa dello scambio pubblicazioni. Dalla relazione dell’attività nell’anno 1965 risulta che tutti i volumi sulla montagna e l’alpinismo pubblicati in Italia erano entrati in biblioteca, oltre a molti altri stranieri.
Oggi non è più possibile acquisire tutta la produzione editoriale sulla montagna e, anche se molte opere hanno contenuti scadenti o ripetitivi, si pone il problema della selezione. Dovendo provvedere all’aggiornamento del patrimonio librario è indispensabile tenere conto delle richieste dei frequentatori di oggi senza perdere di vista la completezza del panorama culturale da tramandare senza filtri ai lettori e agli storici del futuro.
Il fondo librario ha una consistenza di circa 27.000 monografie e oltre 17.000 annate di periodici, corrispondenti a 1.465 testate di tutto il mondo. La biblioteca conserva inoltre cartografia corrente e storica, e fondi archivistici (manoscritti provenienti da fondi personali e sezionali, l’archivio storico del CAAI, carteggi di alpinisti come Budden, Bobba, Ferrand, Coolidge, Rey), riordinati a cura della Sovrintendenza archivistica piemontese.
Il catalogo fino al 2005 è consultabile all’url http://www.dba.it:80/cai/cai-biblio.htm, i periodici e le monografie a partire dal 2006 sono inseriti nel Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN www.sbn.it) consultabile attraverso l’OPAC piemontese Librinlinea (http://www.regione.piemonte.it/opac) dove è possibile restringere la ricerca al posseduto della singola biblioteca.
Per presentare le proprie raccolte a un pubblico più ampio la Biblioteca cura iniziative promozionali, recital, presentazioni di libri, mostre bibliografiche, contrassegnate dal logo Leggere le montagne, e collabora con festival tematici e riviste di settore.
Oltre alla nazionale ci sono varie biblioteche sezionali alcune di notevole importanza e di antica fondazione, come quella della SAT di Trento; molte altre anche piccole svolgono un ruolo fondamentale di conservazione della produzione locale. Il coordinamento BIBLIOCAI (www.bibliocai.it) fa riferimento alla Biblioteca nazionale e ha come obiettivi la valorizzazione del patrimonio bibliografico attraverso la formazione dei volontari, lo scambio di informazioni e di pubblicazioni doppie, l’informatizzare tutti i beni culturali del CAI e la realizzazione di un metaOPAC tematico per raccordare realtà eterogenee già presenti in internet con modalità diverse e offrire un’interrogazione simultanea che dia la percezione di navigare in un’unica base dati.
La collocazione della Biblioteca in un centro documentazione tematico che conserva materiali diversi (libri, riviste, film, fotografie manifesti, manoscritti) è in linea con la tendenza verso l’integrazione tra biblioteche, archivi, musei e mediateche come risposta articolata ai bisogni informativi di un pubblico esigente; tuttavia è ancora lontana l’uniformità di trattamento e catalogazione delle raccolte.
La rapida evoluzione della comunicazione digitale che, a meno di 15 anni dalla massiccia diffusione di internet, ha prodotto il web 2.0, un modo di utilizzare la rete in cui l’informazione non è più unidirezionale ma collaborativa, prodotta con il concorso dell’utente, sul modello di Wikipedia, è particolarmente incisiva in ambito bibliotecario. Il ruolo e i compiti dei bibliotecari, in quanto “intermediari attivi tra gli utilizzatori e le risorse” (manifesto IFLA Unesco 1994) si fanno più complessi e articolati. è urgente l’adeguamento dei servizi alle esigenze nuove degli utenti, soprattutto dei “digitali nativi” abituati ma anche disorientati dalla sovrabbondanza di informazione, sempre a portata di mouse ma difficile da selezionare e da conservare (6). L’impegno futuro dovrà concentrarsi sull’organizzazione e conservazione delle risorse digitali di varia tipologia (banche dati specialistiche e periodici elettronici ma anche blog tematici) e sui progetti di digitalizzazione sia per preservare i supporti cartacei più fragili che per consentire la consultazione remota e la ricerca full-text. All’utente che si presenta sempre più spesso ha già condotto le proprie ricerche on line e frequenta le community tematiche, di cui è noto esempio Gulliver.it nell’ambiente alpinistico bisogna saper proporre strumenti e strategie di ricerca sempre più raffinati e offrire un’indicizzazione semantica.
Alle esigenze informative non si risponde più esclusivamente con i libri di cui si dispone fisicamente, ma questi resteranno il punto di forza delle biblioteche specializzate, che dovranno trasformarsi in nicchie di eccellenza.
Alessandra Ravelli,
Biblioteca Nazionale CAI
(1) la nota lettera a Bartolomeo Gastaldi che preparò il terreno per la fondazione del Club fu pubblicata sul quotidiano “L’Opinione” in 5 puntate dal 4 settembre 1863 ed ebbe numerose riedizioni
(2) I cento anni del Club alpino italiano 1863-1963 / a cura della Commissione per il Centenario, Milano 1963
(3) Dall'orrido al sublime : la visione delle Alpi : viaggio bibliografico attraverso le collezioni della Biblioteca nazionale del Club alpino italiano a cura di Giuseppe Garimoldi, Milano 2002
(4) / Scipione Cainer Cronaca del Club Alpino Italiano dal 1863 al 1888, Torino 1888
(5) Luigi Boggio Catalogo della biblioteca, Torino 1896
(6) Paola Gargiulo Il ruolo del bibliotecario di reference nell'era digitale «Bibliotime», anno VIII, n. 1 (marzo 2005);
Information Literacy e Nuove Tecnologie del Web 2.0, Milano, Bibliostar 2007, 15 marzo 2007 a cura di Serena Sangiorgi e Anna Merlo