Tra monti e campielli
“O giovani veneziani, al Mare! Al Mare!”
Così il 24 gennaio 1890, il conte Almerico da Schio concludeva una lettera inviata alla “Gazzetta di Venezia”.
Appena una settimana prima si era diffusa la notizia che nella città si stava formando una sezione del Club Alpino Italiano.
“… Io non posso che felicitarmi con questi signori (…) Mi permettano però alcune osservazioni. A Venezia , una sezione alpina, con l’Alpe distante quattro ore a dir poco di ferrovia! Appena appena una sezione alpina comincia ad avere una ragione d’essere a Vicenza. (…) Io dico in vero, se fossi veneziano e, un poco lo sono, (…) pensando alle antiche glorie di Venezia, e al mare che circonda l’Italia, come l’Alpe, griderei dall’alto del mio San Marco: al Mare! Al Mare! Oh, non potrebbero i giovani veneziani costituire un Club del Mare? (…) vadano a godere gli spettacoli naturali che offre la marina, a respirare i venti, a sentire le procelle un po’ più da vicino che dalle Procuratie: (…) E coloro dei soci cui piacciono le ricerche naturali scandaglino profondità, gettino galleggianti a conoscere le correnti, misurino le temperature dell’acqua e dell’aria, peschino animali, trascinino la draga pel fondo.”
Malgrado questo incipit comunque, in data 25 febbraio 1890, la sezione di Venezia del Club Alpino Italiano vede ufficialmente la luce.
Trentanove furono i primi soci, tutti provenienti dalla cosiddetta “buona borghesia”, redditieri, professionisti, commercianti, docenti.
I ceti sociali proletari avevano allora ben altre necessità e bisogni e la montagna non vi apparteneva sicuramente.
E ancor ora, alle soglie del 125° anniversario, il caso che un veneziano si rechi in montagna e dedichi ad essa la gran parte del suo tempo libero, appare ai più come stupefacente ed inconsueto.
Nell’immaginario collettivo siamo raffigurati con i remi a vogare per velme e barene, intenti a navigare nei dedali dei canali della Laguna.
E spesso facciamo anche questo.
D’altronde siamo frutto, nel bene e nel male, di un millennio di storia, di decadenze e splendori, di connubi ed unioni non sempre lecite e caste fra varie civiltà, con tutte le contraddizioni che ne conseguono.
Venezia nasce sul mare e circondata dall’acqua. Ma dalle rive a nord, da Cannaregio a Castello e dalle isole, o dalle altane, nei giorni di cielo terso le montagne appaiono dai piatti orizzonti della pianura.
Chi volta le spalle al mare non lo rifiuta, né lo fugge, ma ricerca fra i monti le medesime emozioni.
Mare e montagna non possono essere, utilizzando una figura retorica, una metonimia della parola avventura?
Le motivazioni personali che spingono alla montagna non possono esaurirsi in una mera addizione ma vanno considerate come una struttura olistica nella quale la totalità non è esprimibile come somma elementare dei suoi componenti.
Che similitudini ci possono essere fra una città a forma di pesce, immersa in una laguna salmastra, e l’assoluta verticalità delle cime dolomiche?
Le fondamenta di Venezia sono una foresta cresciuta al contrario, inglobata nel caranto e nell’argilla; le innumerevoli calli sono dei percorsi che consentono di raggiungere la meta attraverso svariati cammini, così come sentieri e vie permettono di spingersi sui monti.
I medesimi istinti, le medesime pulsioni, che animarono i capitani e i marinai della Serenissima durante le loro navigazioni ai confini del mondo conosciuto sono senz’altro assimilabili a quelli dell’alpinista o dell’escursionista.
La ricerca che spinge all’esplorazione dell’ignoto è sempre stata presente in questo agglomerato di isole, ancor prima del mitico viaggio di Marco Polo alla corte di Kublai Khan e fino ai giorni nostri.
Non vi è una risposta univoca sulle motivazioni che spingono l’uomo ad affrontare i monti e a maggior ragione non vi può essere per l’uomo “acquatico”.
E forse è meglio così; l’acquisita consapevolezza non toglierebbe quel fascino e quel mistero che fanno parte dell’esperienza della Montagna?
Franzoi Fabrizio,
CAI - Venezia
Bibliografia:
1. Bonaldo Alvise, "La montagna veneta ai tempi della Serenissima", CAI Venezia, Venezia, 2000
2. Scandellari Armando, "... e finalmente fu CAI Venezia", CAI Venezia, Venezia, 1998
3. Pianetti Danilo, "Gransi", CAI Venezia, Venezia, 1991