Si comincia sempre con un sogno
Quando ho calzato gli sci per la prima volta, ero una bambina di soli quattro anni, con una incontenibile voglia di sciare, di tuffarsi nella neve, di giocare con il freddo, e con un grande sogno: fare qualcosa di bello nello sport.
Ed è proprio nello sport che ho potuto essere me stessa ed esprimere me stessa.
Tutto ciò che sono, tutto quello in cui credo, mi è stato insegnato giorno dopo giorno da una famiglia splendida, pronta ad ascoltare, a capire, a sostenere: un papà allenatore che mi ha sempre considerata semplicemente un atleta, insegnandomi il valore dell’uguaglianza, della non diversità. Lui c’era sempre, ogni volta che avevo bisogno di un sorriso, di una pacca sulle spalle, di una mano tesa. Non avevamo bisogno di parole: bastava uno sguardo e tutto era chiaro.
Una madre attenta, premurosa ma discreta, che vedeva crescere la propria figlia alla ricerca di qualcosa di diverso, di grande, e in silenzio ne condivideva le ansie, le paure, le speranze, la gioia e la tristezza che riempiono la vita di coloro che vanno alla ricerca della loro strada.
Due fratelli meravigliosi da imitare e da amare, che non mi hanno fatto mai sentire sola.
E fuori, i miei amici, gli amici della società sportiva, con i quali soffrire e gioire, ma comunque sempre insieme perché lo sport ti dà emozioni talmente forti che non riesci a tenerle per te: il dolore e la gioia devi necessariamente condividerli.
E oggi, quando mi viene chiesto quale è la mia medaglia olimpica più bella, non posso che rispondere: “il percorso per arrivare a vincerla”, perché continuare a credere in ciò che si sente e nei propri obiettivi, nonostante mille difficoltà, è la medaglia migliore, quella che ti fa veramente inorgoglire quando ti guardi dentro.
La forza dell’orgoglio di rappresentare il mio Paese, la mia Terra, le mie radici, mi ha sempre aiutata ad andare avanti.
Lo Sport è oggi come allora la linea lungo la quale continuo a “sciare” quale portatrice dei suoi valori non solo nel mondo, piccolo o grande che sia, legato ad esso, ma rivolgendomi in modo particolare a quei mondi che non lo hanno mai conosciuto.
I ruoli che oggi ricopro nell’ambito del Comitato Internazionale Olimpico, del CONI, del Parlamento Italiano, mi danno, infatti, la possibilità di diffondere la cultura sportiva e i valori legati ad essa : la libertà, l’onestà, l’uguaglianza di sesso, razza e religione, la condivisione, il rispetto dell’altro, il rispetto della natura. Valori che ho raccolto e toccato con mano.
In particolare, essere membro del Parlamento Italiano mi consente di fare concretamente qualcosa perché lo Sport sia riconosciuto quale principio fondamentale dalla nostra Costituzione per il ruolo educativo, formativo della persona e della società civile che svolge, e, in quanto tale, entri dalla porta principale nella Scuola, dove la formazione della persona trova le sue basi, ed i giovani possano capire che la strada di un atleta di grande livello è fatta di convinzioni, sacrificio, rinunce, abnegazione, gioia, condivisione, rispetto della natura e degli altri, amore per il proprio Paese. Lo sport è un grande e fantastico strumento di formazione e di educazione ed è tempo che venga utilizzato in questo senso. Lo sport deve essere di tutti e per tutti.
E’ questo l’obiettivo della mia recente proposta di legge costituzionale che si trova perfettamente in linea con l’impegno profuso da tutto il Movimento Olimpico, e in particolare dal Presidente del CIO, Rogge, per il riconoscimento della specificità dello Sport nel Trattato di Lisbona.
La mia attività di parlamentare guarda con una speciale attenzione e si adopera con ogni mezzo possibile perché i diritti di ognuno siano rispettati e tutelati. In questa direzione vanno le mie proposte di legge che mirano al sostegno dell’atleta donna nella sua particolare condizione di futura madre, e ad ottenere che lo Sport possa essere praticato in condizioni di totale sicurezza degli atleti e pieno rispetto della dignità della persona.
Sono obiettivi forti, difficili ma realizzabili. Io ci credo.
Quando nel 2003 sono arrivata in cima all’Everest, dove tutto è e non è, nel senso che si perdono i contorni e si ha la sensazione di essere vicini all’estremo, ho sentito un’emozione incontenibile ed una gioia talmente grande da dover essere urlata, ed ho capito che stavo andando nella direzione giusta e che avrei avuto la forza di guardare sempre avanti e di continuare a credere in me stessa.
Manuela Di Centa,
campionessa olimpica di sci di fondo.